Il vecchio Vitali era più spossato che mai, e solo a vederlo si argomentava che nella giornata egli non avesse ardito ricusare la consueta pozione, amministrata dal Collini. Però si sentiva fiacco, e le poche parole che a tratti tentava di profferire, gli erano interrotte da violenti assalti di tosse.

Il Mattei era un buon medico, lodatissimo per le sue cure e segnatamente per l'avvedutezza con cui giudicava a prima giunta delle malattie, per modo da non essere indotto quasi mai in errore. Aloise lo sapeva bene, epperò assisteva con grande ansietà a tutte le indagini ed esplorazioni che il suo amico andava facendo.

—Che cosa ve ne sembra?—chiese egli, poichè vide il Mattei stringere le labbra in segno di malumore.

—Eh,—rispose questi, facendosi un poco in disparte,—un catarro cronico polmonare, curato alla rovescia.

—Come sarebbe a dire?

—Non vedete? Questa boccia, che a voi stesso aveva destato qualche sospetto, parla chiaro con la scritta del farmacista. Per corroborare il vostro vecchio nonno e fargli vincere il male, gli dànno dell'estratto di acònito, sciolto nella innocentissima emulsione arabica del Franck.

—È un veleno?—chiese impallidendo il Montalto.

—No, ma è tutt'uno. L'infermo s'ha da rinvigorire, non già da levargli le forze. Questo si può fare in certi casi con un uomo giovine e robusto, quando si tratti di combattere il male nelle sue radici; ma qui c'è un vecchio, con una vecchia malattia che lo ha concio, sto per dire, fino al midollo, e ve lo curano coi deprimenti. Io temo una cosa…. che non si siano fermati soltanto all'acònito….

—Che cosa vorreste dire, Mattei?

—È un mio sospetto, e fo conto di chiarirlo subito. Signor Vitali!—