—Perchè?—dimandò stupefatto il Salvani.
—Perchè,—soggiunse, abbassando ancora la voce, il Rovereto,—perchè vi siete armato della vostra rivoltina, che vi fa un gomito traditore nella falda della giacca.
—Credete che fosse proprio paura dei ladri?—chiese Lorenzo, sorridendo.
—Non vi dirò quel che io credo, come voi non mi direste quello che è. Smettiamo dunque un simile discorso; e andate, che io non voglio trattenervi.
—Grazie!—rispose Lorenzo, stringendogli fortemente la mano. E fece per andar oltre; ma il capitano lo trattenne ancora.
—Intendiamoci, Salvani; non per di qua. Tornate indietro, e sarà meglio per tutti.
—Non posso; o lasciatemi passare, o fatemi
arrestare senz'altro.—
Il buon capitano, che amava molto Lorenzo, avendolo conosciuto prode e gentil cavaliere in quella occasione che i nostri lettori rammentano, stette alquanto sovra pensiero; quindi, mettendo amorevolmente le mani sulle braccia di lui, e guardandolo fisso in volto, gli chiese:
—Che cosa sperate oramai?
—Nulla!—disse il Salvani.