Qui, al contrario, non più affanni, nè cure moleste; lo spirito tranquillo, non isviato da importuni pensieri, non stimolato da febbrili ansietà, s'incammina chetamente, leggicchiando una meditazione, o biascicando un paternostro, per la dolce salita del paradiso. L'Imitazione di Cristo non ha più spine, o toccano a mala pena la cute; le vigilie, i digiuni, ed ogni altra maniera di mortificazioni, giungono fin dove il medico pietoso sentenzia; la cura necessaria di sè mette il __nec plus ultra__ a quegli esercizi di pietà, che tornavano tanto dolorosi alla carne ribelle di un tempo.
Tutto si rammorbidisce, tutto si spiana. E che sarebbe il mondo alla rinchiusa, se ella uscisse, malaccorta, dal nido? Troverebbe ella la cameretta acconcia, l'oratorio vicino, la mensa imbandita alle sue ore, i loggiati, i giardini, e a farla breve tutte le agiatezze di un palazzo, in uno di que' nostri quartieri cittadineschi, che paiono fatti a posta per starne fuori? E che farebbe ella poi fuor di casa, in un consorzio, del quale per la lunga interruzione del chiostro, nonchè parteciparvi, non intenderebbe neanco le gioie? Quale delle nostre case le darebbe continuati i conforti della vita comune, degli uffici sciocchi ma gravemente accettati, e dei piccoli litigi, dei piccoli cicalamenti claustrali, che riempivano le lacune dell'oziosa giornata?
Guardate quel vecchio colonnello che gode la sua pensione di riposo. La sua anima è sempre al reggimento, in quella famiglia di fuori via, che gli diede tante tribolazioni da giovine, che gli diroccò tanti bei castelli in aria, che gli guastò tante dolcezze; ma dalla quale, tardi divelto, egli pure non sa dipartirsi col pensiero. Laonde, in una casa non sua, o mal sua, egli sta sempre contegnoso, accigliato, come soleva, a capo de' suoi battaglioni. La moglie è buona, ma non ha pur troppo tutti i saldi pregi, l'arrendevole giudizio e la complice severità del suo aiutante in primo; i suoi figli son sani, di bell'aspetto, studiano anche, e sanno più che egli non voglia da essi, ma ci hanno il vizio incurabile di non giungere puntuali al rapporto; il servitore ha da stargli davanti impalato e salutare in tre tempi; la fantesca, guai a lei se non adopera la granata a dovere, perchè egli è tal uomo da metterla al passo, e già glien'ha dato come un cenno in aria, alla lontana, tanto che non esca di riga. Le esercitazioni d'un reggimento in piazza d'armi sono il suo gran passatempo quotidiano; legge alla sfuggita i giornali, per non far la ruggine in politica, ma svolge con memore affetto le pagine dell'annuario militare, che lo fanno rivivere nella famiglia passata, e medita sul regolamento di disciplina, che vorrebbe introdurre, con poche e lievissime varianti, nella famiglia presente.
Se ciò avviene così naturalmente dell'uomo, che non sarà della donna, tanto più mite di spirito, tanto più dolce di tempera? Noi medesimi abbiamo udito, or non è molto, una vecchia monaca pigliarsene una satolla contro i malvagi che s'argomentavano di voler restituire la loro libertà alle spose del Signore. E ci parlava, vecchia sessagenaria, dai vani di due grosse inferriate. Darle la libertà? In fin de' conti, che ne avrebbe ella fatto? Però ci rattristammo in udirla, ma non ardimmo dimostrarle il suo torto. La prigione è prigione a cui sembra.
Ed anco lasciando in disparte tutte le cose dette più su, non si ama egli talvolta di vivere dove s'è più lungamente patito? Quelle conscie pareti hanno le tante volte riflesso la nostra ombra, che ci pare abbiano a ritener sull'intonaco qualche particella di noi; quegli angoli serbano l'eco dei nostri sospiri; su quel pavimento c'è tuttavia l'umidore delle nostre lagrime.
Ma in questa guisa non pensava, nè poteva pensare la giovinetta postulante che seguiva in giardino i passi della Madre Maddalena. In questa giovinetta i nostri lettori hanno già riconosciuto Maria, non postulante, ma rinchiusa a forza nel convento di San Silvestro, Maria coll'anima piena di Lorenzo, Maria fieramente addolorata di non aver sue novelle, Maria tribolata da quella orribile clausura, e vicina ad impazzire al pensiero che forse non avrebbe potuto uscirne mai più, mai più sollevare colle sue deboli braccia la lapide di quel pauroso sepolcro. Che cuor fosse il suo, che negri pensieri le ingombrassero la mente, mal sapremmo descrivere. Argomenti queste ineffabili angosce chi ha fortemente amato, e in un giorno della sua vita ha desiderata, invocata la morte.
E quella mattina, la poveretta, se non più triste (che sarebbe stato impossibile), era turbata più del consueto. Quella gran signora verso la quale ella s'era sentita attrarre da una ignota possanza, per cui consiglio ella s'era ridotta là dentro, quella gran signora era venuta poche ore dianzi, era rimasta sola, lungamente sola, con lei, alla sbarra del parlatorio. Che cosa le aveva detto in quel lungo colloquio la marchesa di Priamar? La povera madre aveva parlato in quel modo che le era comandato dal terribile dilemma di Bonaventura. E i suoi intendimenti erano materni, poichè ella sacrificava sè stessa, per offrire uno scampo alla sua diletta figliuola.
Però, con molti giri e rigiri di frasi, ella aveva cominciato a toccarle del segreto in cui erano involti i suoi natali; delle gravi difficoltà che ne derivavano a lei, innocente creatura, condannata dal reo destino a viver sola nel mondo, senz'altro aiuto che la protezione, ristretta e manchevole pur troppo, di una dama di misericordia. Ella non poteva acconciarsi alla vita monastica; voleva uscir dal convento; ma come, se a lei mancava una stato, una famiglia? Entrare in casa altrui, farsi una famiglia nuova; questo era il punto. Ma chi l'avrebbe condotta in moglie, chi le avrebbe dato il suo nome, poichè ella non ne aveva uno da poter recare con giusta alterezza in quella comunione di beni morali e materiali, ma anzitutto morali, che è il matrimonio?
La giovinetta, che era rimasta fino a quel punto, e senza parole, ad udirla, non ardì profferire il nome di Lorenzo, sebbene il pensiero corresse a lui facilmente; a lui che non aveva avuto bisogno di sapere dond'ella nascesse per amarla e proteggerla come una sorella; a lui che, innanzi di partire per quella impresa disperata nella quale era impegnato il suo nome, le aveva detto una santa parola di amore; a lui che lasciava al mondo le sue viete consuetudini, le sue sottigliezze crudeli, e soleva reputare ognuno figlio delle opere proprie. Non ardì profferire quel nome, perchè ogni nobile affetto ha il suo pudore, nè ama svelarsi ai profani; ma tacendo, vide il mondo come le era dipinto da quella dama, pensò con amarezza al suo misero stato, e rimase in ascolto.
Chi l'avrebbe sposata? proseguiva intanto la marchesa. Innanzi di crederla degna di entrare in una onorata famiglia, non si sarebbe voluto sapere il nome de' suoi genitori? E allorquando Maria timidamente notò che il segreto della sua nascita era chiuso in quella cassettina d'ebano portata via dalla casa Salvani nella sera del 29 giugno, la marchesa Lilla le aveva susurrato alle sbarre del parlatorio queste dolorose parole: