—Il dottore Ernesto Collini;—rispose la signora.

—Ah!—proruppe Maria, e si strinse le palme al petto, quasi per tema che il cuore avesse a scoppiarle. L'ultimo fil di speranza a cui s'era aggrappata, le si spezzava tra mani, ed ella si sentiva precipitare nell'abisso.

Lilla ben si avvide del senso doloroso che quel nome aveva fatto sull'animo della fanciulla.

—Ma voi non lo conoscete, figliuola mia!—diss'ella con voce affettuosa.

—Non lo conosco? non lo conosco?—incalzò con veemenza la giovinetta.—Così non avessi io mai udito profferire il suo nome! Per lui, per quest'uomo, ho provato le prime angosce della paura; per lui, Lorenzo, il mio fratello d'adozione, il mio unico sostegno, la mia unica difesa in questa terra di dolore, ha posto a repentaglio la vita. Poteva morire; il marchese di Montalto è un forte schermitore…. Ah, signora! prenderò il velo. Iddio non vuole aiutarmi; morrò.

—Calmatevi, figliuola mia, ve ne prego.

—Sì, sono tranquilla, non vedete?—proseguì la giovinetta, atteggiando con supremo sforzo le labbra al sorriso—Ma permettete, o signora, che io mi ritiri. Ho bisogno di raccogliere i miei pensieri; la mia mente è confusa.—

Così era finito quel doloroso colloquio. La marchesa Lilla se n'era andata, colla tristezza nel cuore, dopo aver raccomandata la giovinetta alle cure della Madre Maddalena, che era ritornata in parlatorio per ricondurla nella sua camera.

Quel dì la povera giovinetta non pose il piede in refettorio, ma stette nella sua piccola cella a considerare le sue speranze perdute, la sua vita distrutta. Già da lunga pezza era sventurata; la miseria regnava nella casa fraterna; ma la libertà, che è sì cara, stendeva l'ali consolatrici sul suo telaio da ricamo, in quella cameretta dov'ella faticava da mane a sera, ma dove le tornava così dolce il lavoro, quando ella ne cavava il frutto, a sollievo delle comuni strettezze. E le sue prime angosce, allorquando indovinò gli amori di Lorenzo per la Cisneri, allorquando il morso della gelosia svelò a lei stessa, fino a quel punto ignara, il segreto del suo cuore, che erano mai, innanzi al martirio che ella durava dalla sera del 29 giugno fino a quel giorno? Quei tre mesi erano stati per lei una spaventosa progressione di mali.

E non poter più piangere! Ella non aveva più lagrime, o le avevano fatto nodo intorno al cuore. Le fauci aride come gli occhi, le braccia e il petto prosteso sul suo letticciuolo, ella non metteva singhiozzi, ma rantoli. Povera Maria, povera vittima di colpe non sue!