—Questo no; ma perchè mi domandate queste cose?

—Perchè, vedete, quelle scioperatacce di San Silvestro m'hanno dato del gobbo senza tante cerimonie.

—E per questo siete montato in bizza? Ci avreste ancora grilli in capo?

—Che grilli e che cavallette d'Egitto! Statemi a sentire. Ho fatto servizio a un amico. Che male c'era? Chi le ha cercate, loro! Nessuno vuol frodare la gabella per quella brutta merce là. Ma quella povera ragazza….

—E adesso che cosa m'andate voi borbottando, di ragazza, di gabelle e di merci? Parlate chiaro, se volete essere inteso.

—Ho fatto servizio ad un amico;—ripigliò mastro Pasquale.—C'è là dentro una povera ragazza che vogliono far monaca per forza. Orbene, i suoi parenti ed amici, il fratello, l'innamorato, e che so io, quelli insomma che ci hanno le loro ragioni per cavarla di là, com'ella ci ha le sue per uscirne, volevano farle giungere una parola di conforto, perchè stesse di buon animo, che non l'avrebbero abbandonata.

—E voi ve ne siete incaricato!

—To'! sicuro, che me ne sono incaricato; e con che gusto! Ma il diavolo ci ha messa la coda. La fanciulla ha letto il foglio, un foglio aperto (mi capite? aperto) ed è svenuta dalla contentezza. Il foglio è stato veduto; e allora, addio roba!

—Ah, Pasquale, Pasquale!—esclamò la Tecla, crollando il capo in atto di rimprovero.—Perchè andate a mettere il naso dove non ispetta a voi? Sapete, la pentola di terra, quando l'andò a cozzare col paiuolo di rame, che cosa le avvenne?

—Bella scoperta! s'è rotta.