—Grazie del complimento!
E qui mastro Pasquale, fattosi tutto zucchero, si avvicinò per farle una carezza. Ma Tecla gli rispose con una alzata di spalle.
—Vedete che grazietta!—disse il vecchio legnaiuolo tra sè, in quella che scendeva le scale.—Se la mi avesse fatto sempre così, non ci sarebbero quattro mangiapani di più, senza contarne altri due, che, poveretti, mangiano quello degli angioli. Basta, pigliamo quello che Domineddio ci ha mandato.—
Con questa chiusa filosofica, mastro Pasquale giunse in bottega, dov'era Michele ad attenderlo, e con Michele quell'altro delle gazzette come lo chiamava il legnaiuolo, e che era (i lettori l'hanno capita da un pezzo) il nostro bravo Giuliani.
—Buon giorno e buona sera, Pasquale!—disse il nostro Michele a mala pena ebbe veduto il legnaiuolo.—Passavamo da queste parti, e siamo entrati a vedere se per caso foste già di ritorno.
—Diffatti eccomi; quest'oggi mi sono sbrigato più presto.
—Orbene?—gli chiese il Giuliani.
—Ho fatto ogni cosa.
—Da Senno?
—Sì;—disse Pasquale;—la ci ha avuto il foglio, e l'ha subito letto.