—Da bravo, raccontateci come.
—Volentieri; ma prima di tutto si accomodi. E tu che fai costì ritto, a bocca aperta, bighellone?—
Quest'ultima frase, già i lettori indovinano, era rivolta al garzone, che vedendo quei personaggi a colloquio col suo principale, si era ficcato dentro anche lui, per esser quarto tra cotanto senno.
—Vedete che bel muso, da volersi mettere in riga colla gente a modo!—prosegui il legnaiuolo.—Vattene!
—Dove?—chiese con aria melensa il garzone.
—Dove ti pare. To', per l'appunto, portami questa cornice all'indoratore.
—In due salti, vado e torno;—disse il ragazzo, afferrando la cornice.
—No, non occorre; vattene a dare una capatina all'Acquasola, e fa anche il giro delle mura, da Santa Chiara alle Grazie; così ti sgranchirai le gambe, mammalucco!
—Che stranezze son queste?—pensò il garzone, mentre, colla sua cornice ad armacollo, saltava fuor di bottega.—Quando sto fuori mezz'ora per giuocare alla lippa, mi sgrida; e adesso che sto in bottega, mi manda a spasso.—
Come furono soli, incominciò il racconto del legnaiuolo. Il Giuliani s'era adagiato sul banco; Michele gli stava di costa; Pasquale chiacchierava e gestiva nel fondo, come un attore in scena. Quello ch'ei raccontò non ripeteremo, che già i lettori lo sanno, e non vi porrebbero certo quell'attenzione con cui il Giuliani e Michele stettero ad udire il buon successo della loro intrapresa.