—Del nuovo…. secondo i casi;—rispose il Giuliani con aria di riserbo, che non sfuggì all'attenzione di Lorenzo.
—Potete parlar liberamente;—soggiunse questi.—Il signore non è straniero alle mie sventure, e potete considerarlo come un fratello.—
Lo sconosciuto fece un gesto amorevole, quasi un inchino, alle parole di Lorenzo. Ma nè l'atto di lui, nè la fiducia di Salvani, toccarono il cuore al giornalista.
—Questo poi passa ogni misura!—pensò egli nel più riposto della sua coscienza.—Non lo conosco; non mi si dice neppure il suo nome; ed io dovrò aprirmi con lui? Fossi matto!—
E mentre così pensava, ad alta voce proseguì:
—Lo credo benissimo, ma proprio non ci ho nulla di nuovo per voi. Son venuto per salutarvi, ed anche un po' per vedere il marchese di Montalto.—
A quel nome la faccia dello sconosciuto si fece scura, come se una nube gli passasse sugli occhi. Il Giuliani, che s'era voltato a lui, come per dargli la sua parte dei gran segreti che gli uscivano dalla bocca, colse quella nube al volo, e la messe di costa a tutte l'altre ragioni di diffidenza che ci aveva nell'animo.
—Il nostro amico Aloise è partito, or fanno sei giorni:—disse Lorenzo, che non aveva notato nulla.—Egli voleva rimanere, come mi aveva promesso; ma io lo vedevo così triste, che a mala pena mi son sentito in gambe per uscir fuori di casa, gli ho restituito la sua libertà, e l'ho mandato via. Povero amico! Egli ha certo dei gravi dispiaceri!—
Il Giuliani ne sapeva la sua parte, dei dispiaceri di Aloise; perchè nel colloquio di Bonaventura e del suo degno discepolo se n'era lungamente parlato, e quello che Michele gliene aveva rifischiato era tale da mettere in gran pensiero il Giuliani. Ma anche questo era un discorso da non farsi in presenza d'un terzo, e il Giuliani stette mutolo, come se Lorenzo non avesse parlato con lui.