Dove si vede come si possa avere un amico, senza sapere il suo nome.
La conversazione moriva di languore. Posto tra lo sconosciuto che non poteva, e il Giuliani che non voleva dir nulla, Lorenzo deliberò di farla finita.
—Torniamo a casa;—diss'egli;—Voi sarete partito da Genova senza far colazione, e la corsa vi avrà svegliato l'appetito.
—Parlate pure liberamente;—soggiunse il Giuliani, copiando una frase dell'amico;—dite la fame; che questo è il vocabolo __ad hoc__.—
Quelle erano parole da metter fine ad ogni chiacchiera, se pure tra quei tre ci fosse stata voglia di farne. Però Lorenzo, aiutato dal vecchio, si alzò da sedere, e il Giuliani vide allora come fosse ridotto allo stremo. Del povero Salvani non c'era altro che l'ossa e la pelle.
Una tristezza infinita gli entrò nel cuore a quella vista, e si avanzò per offrirgli il braccio; ma quell'altro era stato più pronto di lui, e Lorenzo aveva accettato l'appoggio con un sorriso di gratitudine. Però il Giuliani rimase indietro, a chiuder la marcia.
Si barattarono poche parole in quella discesa, perchè la stradicciuola era sparsa di sassi e bisognava guardarsi a' piedi. Lorenzo come un convalescente che sperimenta le sue forze, badava alla strada; lo sconosciuto, tutto sollecitudine per Lorenzo, lo sorreggeva ne' passi più malagevoli, che non incespicasse, e lo esortava amorevolmente a non volersi affrettare; il Giuliani, che era sciolto d'ogni cura materiale, e poteva lasciare alle sue gambe l'ufficio di portarlo, badava allo sconosciuto, e si stupiva di udirlo a chiamare Lorenzo col nome di figlio, quando gli volgeva il discorso.
—Che novità è questa, da quindici giorni che non sono venuto alla Montalda? O donde è sbucato, questo signor padre? Che ogni dì nascano funghi, lo dice anche il proverbio; ma, padri, in verità, non lo ha mai detto nessuno.—
Così andava il Giuliani ragionando tra sè. E non credano i lettori che lo facesse pensare a quel modo un pochino di quella gelosia che tutti sentiamo al veder gente nuova farsi troppo dimestica coi nostri amici più cari. Gli amici del Giuliani, i prediletti, erano il Contini, il capitan Dodero e gli altri colleghi Templarii. Egli poi, come tutti i gran lavoratori, sentiva bensì forti simpatie, ma non aveva alcuna di quelle strette amicizie che fanno andare due uomini l'uno all'altro indissolubilmente legati, come due galeotti (scusate il paragone) dalla stessa catena. Il tempo e l'agio a far ciò, gli erano sempre mancati; non già le anime che fossero degne della sua, i caratteri che si confacessero al suo. Amava Lorenzo, perchè Lorenzo aveva bisogno di lui; ma più ancora che l'uomo, amava la lotta che per esso doveva sostenere.
Le varie vicende della vita pubblica lo avevano condotto a non vedere negli uomini se non altrettante incarnazioni di principii; però difendendo il tale, e combattendo il tal altro, non sempre amava e non sempre odiava gli uomini che era tratto a difendere o a combattere. E quante volte non gli occorse di dover chiudere le sue simpatie nel profondo del cuore! Quante volte, in cambio di odiare il nemico, non si fermò egli nel bel mezzo della mischia, per lodare un bel colpo che gli rompeva un pezzo dell'armatura! Con quanti non s'avvenne a correre una lancia, che gli erano cari, più cari di taluno de' suoi! E allora il Giuliani avrebbe fatto volentieri come Glauco e Diomede, nel più fitto della pugna tra Greci e Troiani; avrebbe barattato le armi col suo avversario, e giurato di non alzare più il braccio contro di lui.