—E come potrei, se vi avvolgete nel mistero? Come volete che io mi acquieti alle vostre mezze parole? Di ciò che io abbia a pensare, giudicate voi stesso. Se voi aveste un segreto, se proseguiste un alto disegno, da cui pendesse la salvezza vostra o dei vostri più cari, v'andrebb'egli a sangue che fosse scoperto? Lo lasciereste voi, così ad occhi chiusi, e con animo tranquillo, nelle mani d'un ignoto?
—Glielo strapperei a forza, foss'anco dal cuore!—proruppe il duca di
Feira, scuotendo fieramente il capo, e mettendo lampi dagli occhi.
—Voi stesso, signore,—gridò il Giuliani,—voi stesso lo dite!…
—Sì certo, io stesso;—proseguì il vecchio;—ma uditemi ancora. Se questo segreto fosse in mano di Lorenzo Salvani, o nelle vostre, vivrei sicuro, come se non fosse uscito ancora dal profondo dell'anima. Eppure, da pochi giorni appena conosco il Salvani; voi da quest'oggi! Ma voi giovani egregi, non siete più ignoti, nè recenti amici per me. Credete voi che il volto non abbia la sua eloquenza? che l'onestà, non la volgare, la dozzinale, che serve a far vivere in pace col Codice, ma la profonda, la vera onestà, quella che ispira gli alti sacrifizi, che fa parer tristo un giorno passato senza un'opera virtuosa, senza un generoso pensiero, non si dipinga negli occhi? Di me non saprei dirvi; giudicatemi voi. Da lunga pezza ho smesso di rimirare il mio volto, per rintracciarvi l'immagine di quella bellezza interiore che è il segreto della forza di tante anime elette. Se lo guardassi oggi, chi sa? vi leggerei forse la stanchezza di tante fatiche inutilmente durate, il desiderio di adempiere un voto supremo, e di lasciar quindi una vita che non ebbe mai conforti, che non ha più speranze per me. Son solo al mondo; nè il mio nome, nè le mie ricchezze, troppo tardi venute, quando non potevano più rincalzare i baldi propositi della mia giovinezza, andranno in eredità ad alcuno che sia del mio sangue. Vorrei, per quel poco che mi rimane a vivere, amar qualcheduno, amarlo utilmente, non per me, ma per lui. Amo il vostro Lorenzo Salvani, che voi avete dipinto stamane in poche efficaci parole; lo amo perchè, non conoscendomi punto, e senza pur chiedere il mio nome, ha posto fede in me, com'io, giovine al pari di lui, l'ho posta in altri, candidamente, senza restrizioni, senza secondi fini. Avvicinatomi a lui, ho veduto una sventura, e, debbo dirvi ogni cosa? n'ho avuto piacere, pensando che presso gli sventurati c'è sempre del posto. Signor Giuliani, non siate egoista nel bene; lasciatemi il posto che ho preso. Vorrete in ricambio il mio segreto? Non è mio del tutto. Mi farete ingiuria? Sono gentiluomo e la respingerò colle armi; ma badate, io non ho sete del sangue di alcuno. L'ho avuta un giorno; ho odiato…. forse odio ancora, e bisognerà che lo sprema dal petto, quest'ultimo avanzo di fiele. Il cuore è fatto per l'amore; ognuno di noi si foggia il suo piccolo mondo nella gran scena della vita, si edifica il suo sacrario d'affetti, v'innalza la sua ara, vi colloca il suo nume tutelare, innanzi al quale egli ha da essere senza macchia, come innanzi al mondo profano ha da essere senza paura. E adesso, non vi par egli di conoscermi abbastanza? Non vi ho confessata l'anima mia? È il labbro d'un mentitore, quello che v'ha parlato così?—
Il Giuliani, che era rimasto fino a quel punto silenzioso ad udirlo, ma commosso, trepidante, presso ad erompere, balzò in piedi a quell'ultima dimanda.
—Signor duca,—diss'egli intenerito,—io ripongo tutta la mia fede in voi. Se dopo ciò io mi fossi ingannato, se alcun danno avesse a seguirne, dirò che Dio non esiste.—
La frase era dubitativa, ma l'accento dimostrava la certezza. Il giovane stese ambe le mani per afferrare la destra del duca; ma il vecchio gli aperse le braccia e lo strinse paternamente al suo cuore.
—Non dubitate di Dio!—rispose egli con piglio solenne.—Non ne dubitate, nè ora nè mai. È un vecchio che ve ne prega, un vecchio al quale è stata negata la sua parte di gioia, un vecchio che aspetta ancora ogni cosa da lui. Ed ora io vi dirò quello che chiedevate pur dianzi; chi ha fede in me, è degno della mia fede, e poichè il mio segreto morrà nel vostro cuore….
—No, ve ne supplico;—interruppe il Giuliani.—Non una parola di più! Fallirei alla vostra stima, alla mia, se vi lasciassi proseguire. Chi siete? Lo so: un amico. Donde venite? Dal dolore, poichè v'accostate a chi soffre. Non basta ciò forse?—
Il Giuliani e il duca di Feira rimasero un tratto senza parole; ma il loro silenzio era eloquente, perchè dai loro occhi traspariva la fede scambievole, dai loro atti la commozione, la gioia profonda di quel loro ravvicinamento, di quell'aspra battaglia mutata in alleanza. Parevano due vecchi amici, i quali da lunga pezza non si fossero veduti, nè mai fino a quel giorno, a quell'ora, avessero sperato di trovarsi vicini.