Ora il conto è presto fatto. La fortuna del banchiere Vitali oltrepassava i due milioni. Ma uno doveva esser dato alla mano, e non occorreva parlarne; rimaneva adunque un milione e poco più, forse centomila lire, secondo s'è detto; insomma un milione e mezzo contando la dote di Eugenia Vitali. La terza parte di Aloise, figlio unico di Eugenia, riusciva di un mezzo milione, sulla carta; in contanti, era appena di centomila lire; in tasca, poi, riusciva a nulla, poichè, se il giovine Montalto non pagava i suoi debiti, com'era da argomentarsi certissimo, alla morte del nonno i creditori avrebbero messo il sequestro sulla parte a lui spettante della eredità del Vitali. Il disegno, come si vede, era bene immaginato, ed Aloise era messo, coll'aiuto della provvida legge, sul lastrico.
Da questo lato adunque tutto volgeva a seconda. Ma il guaio era dall'altro. Dopo l'accaduto del giardino, la fanciulla di casa Salvani era stata trasportata all'infermeria del monastero; le era sopraggiunta la febbre, e colla febbre il delirio. Da alcuni giorni si era alquanto rimessa in salute; ma la poverina era tuttavia così debole, che non poteva scendere in parlatorio, e la marchesa di Priamar non trovava modo di condurre innanzi il negozio. Avrebbe Maria consentito ai suoi disegni? Sì certo. Non le era uscita di bocca la nobilissima promessa, che ella non avrebbe infamata la memoria di sua madre, se morta, nè fatta arrossire quella povera donna, se viva? Egli, adunque, che faceva assegnamento sulla virtù come sul vizio, era sicuro dell'esito; ma vedeva andar la cosa per le lunghe, e ciò lo metteva in pensiero. La marchesa Lilla, saputo lo stato della fanciulla, era in una ansietà che mai la maggiore; tutti i giorni al monastero per chieder novelle; poi chiusa nelle sue stanze a piangere. E quei nemici che avevano trovato il modo di far giungere alla fanciulla il biglietto consolatore, chi erano, e quanti? Che cosa meditavano? Di quali forze potevano disporre? A quali altri spedienti avrebbero posto mano? Egli non ne sapeva nulla; tutta la sua scienza si logorava intorno ad una incognita ribelle, ad una radice irreduttibile. Il gobbo legnaiuolo faceva lo gnorri; non c'era verso d'indurlo a parlare, nè con minacce, nè con profferte. Di quelle, indettato com'era, non aveva timore; di queste non gl'importava affatto. Aveva egli preso l'ingoffo, od era un fior di galantuomo? Altro dubbio, del quale il gesuita non poteva sincerarsi.
Ma quanto era pensieroso Bonaventura, con tutti que' suoi sopraccapi, altrettanto era ilare, contento di sè medesimo, il Collini. L'odio contro Aloise soverchiava ogni altra cura nell'animo di lui. Egli era alla vigilia della vendetta, e già l'assaporava col pensiero; due ore innanzi egli aveva potuto anche palparla, poichè aveva tenuto in mano quattro belle cambiali, di quella forma particolare che più precisamente si chiama «pagherò», ognuna da venticinque mila lire, tutte sottoscritte da un Luciano Marsigli, colla cessione del giratario Aloise di Montalto a favore del banco Cardi Salati e C., di quel banco malamente famoso che già parecchie volte c'è occorso di ricordare ai nostri buoni lettori.
—Dunque, ci siamo?—chiese Bonaventura, proseguendo un dialogo de' cui preliminari facciamo grazia ai lettori sullodati.
—Sì, padre, e non mi sfugge. Ho mandato un'ora fa il Salati in persona, al banco dei fratelli Teirasca a vedere se il Marsigli ha fatto provvigione di fondi per le sue scadenze di domani.
—E perchè non aspettare che venga al vostro banco il Montalto, se già sapete che il Marsigli non pensa nemmeno per sogno di aver questa scadenza sulle spalle?—
Il Collini sorrise, con aria da sopracciò, a quella dimanda del maestro.
—Il banco Cardi Salati,—diss'egli,—non ha da saper nulla di questa ignoranza del Marsigli. Il banco Cardi Salati ha cambiali sue, per centomila lire, pagabili presso il reputatissimo banco Teirasca, come è scritto chiaramente a' piedi delle quattro obbligazioni, girate ad esso da Aloise Montalto. Il banco Cardi Salati sceglie tra i due debitori quello che più gli garba, e gli par più solvibile.
—Capisco;—rispose il gesuita.—Già, voi, in questa ragione di negozi siete laureato come in medicina, se non forse di più. Ma ciò che non intendo bene, si è il corso di tutta questa faccenda. Me l'avete già raccontata due volte, e non mi raccapezzo ancora….
—Voi non avete pratica di cose commerciali;—notò colla sua aria vanitosa il Collini.—Vi spiegherò una terza volta il negozio; ma statemi bene attento, che non ismarriate il filo.