—La farò palese ad ognuno; diverrete la favola di quanti vi conoscono; vi segneranno a dito i viandanti; vi chiuderanno l'uscio sul viso le vostre pari; vi negheranno il saluto gli amici. Badate, marchesa; io non ho mai fallito alle mie promesse, mai, dacchè vivo. Quanto più siete stata in alto finora, tanto più cadrete in basso; ve ne fo giuramento per l'odio più terribile che sia, per l'odio che nasce dall'amore spregiato.
—E sia;—gridò balzando in piedi la marchesa, al colmo dell'esaltazione,—ma io avrò salvato mia figlia. Perderò il mio buon nome, sacrificherò le consuetudini tutte del mio vivere; ma ella non avrà da morire maledicendo; ma ella, così a lungo sventurata, vivrà giorni più lieti, e finalmente libera, godrà di quei puri gaudii della famiglia, che non arrisero alla sua povera madre. Che m'importa del mondo, innanzi al debito sacro di far felice mia figlia? Voi, ministro di Dio, del Dio che perdona, siete stato l'implacabile sacerdote della vendetta, il beffardo scovatore d'una colpa ignorata ed espiata, per rinfacciarmela, per farmi arrossire, per farmi scendere più in basso che non fossi caduta in un giorno di aberrazione fatale. Voi, ministro del Dio che comanda di passar sopra ad ogni umano rispetto, pur di seguire la sua legge d'amore, voi avete ravvivato nel mio cuore, scaldato, rinvigorito un falso concetto, una falsa vergogna, una falsa dignità; pregiudizio, superbia, egoismo, a danno d'una innocente creatura. Andate, ho aperto gli occhi; ho veduta la mia povera figlia moribonda, prigioniera per me, sepolta per me in una cella di monastero…. E parlate di cuore, voi, che avete potuto consigliarmi in tal guisa? E chiedete gratitudine, chiedete obbedienza, voi che avete potuto chiedermi un delitto? Andate, Bonaventura; sapiente conoscitore d'uomini, voi non avete saputo intendere un cuore di donna, un cuore di madre. Mia figlia è libera; io l'avevo condotta là dentro; io l'ho tratta di là, e nessuno la strapperà più dal mio fianco. Pronta ad ogni sacrifizio di me medesima, non temo l'obbrobrio che mi è minacciato da voi.—
Ciò detto. Lilla come chi si senta liberato da un grave peso, da una penosa oppressura, e ansante, trafelata, ma raggiante di sublime entusiasmo, ricadde sul sofà, in quella che coll'indice teso gli accennava di uscire.
Bonaventura era fuori di sè, tanto più furibondo, quanto ella, così animata e fiammeggiante nel volto, appariva più bella a' suoi sguardi.
—Qualcheduno è stato qui dentro!—sclamò.—Vedo qui la sua traccia. Uomo, o demonio, lo conoscerò; dovessi anco strapparvi il suo nome dal cuore.—
E fece per avventarsi sulla marchesa, che istintivamente si fece schermo delle braccia contro quella belva umana.
Ma in quel punto si sollevarono le pieghe d'una portiera di damasco, e un terzo personaggio comparve nel salotto.
—Non tanta pena, padre Gallegos! Uomo, o demonio, egli è dinanzi a voi; guardatelo a vostro bell'agio.—
A quella voce Bonaventura si volse, e rimase di sasso, come se avesse veduto la testa di Medusa. Egli non conosceva quell'uomo.
—E anzitutto,—proseguì lo sconosciuto, avanzandosi in mezzo alla sala,—rispettate le donne. Non era ella una donna, la madre vostra?—