Giunsero a Pegli, e comandata la colazione, tanto per non istare all'ozio e annoiarsi aspettando, tirarono oltre fino ai pressi di Voltri; donde, tornati sui loro passi, ripigliarono la via della locanda. Aloise, certo che il suo ultimo giorno era finalmente quello, e già n'aveva spizzicata una parte, fu disinvolto e sereno, se non gaio e festevole come il suo Pilade; e questi, che soleva vederlo contegnoso mai sempre e severo, l'ebbe per ilare a dirittura, e non seppe tenersi che non glielo dicesse, s'intende a guisa d'elogio e ascrivendolo alla sua bella pensata.

—Sicuro! E perchè non sarei lieto? La vita è così mirabilmente bella!—gridò con impeto quasi febbrile Aloise.—Vedi che limpido mattino! Il mare è cheto, azzurro, lucente, come ne' più bei giorni di primavera inoltrata. Il cielo sereno, nitido e terso, splende soavemente incerto tra il cilestrino e il dorato. Quella nube che tu vedi laggiù sull'orizzonte, non è una nube, è una vela aerea che porta i nostri bei sogni, le nostre liete speranze, alle più lontane regioni del vaporoso futuro. Esser giovani; bella cosa! Avere dinanzi a sè l'ignoto, l'incantevole ignoto, largo di dolci promesse, custode d'inesauste lusinghe, di sconfinate delizie! Che ci accadrà egli domani? Non mette conto oggi saperlo. Sperare, rinvenire, desiderare, ottenere; agognare di più, ottenerlo ancora; andare di voluttà in voluttà; questa, non altra, è la vita, chi sappia gustarla. Ti ammali? È una sosta, oltre la quale c'è la guarigione, e il futuro, il futuro che ti attende ancora colle braccia aperte…. dico male, colle braccia chiuse sul petto, per nasconderti un suo dono e fartelo parer più gradito. Sei triste? hai cagione di grave rammarico? È la vigilia d'una nuova allegrezza. Lo stesso uscir di pena non ha egli il suo dolce? Vivere! vivere! vivere! Tutto chiama, tutto conduce, tutto incalza alla vita; essa è mezzo, fine e premio a sè stessa. Ma intendiamoci; non bisogna amare. Quello è uno scoglio dove quella vela che tu vedi laggiù nell'orizzonte, va qualche volta a rompere. Non amare, Enrico, non amare; __experto crede Ruperto__, come dicevano i vecchi.

—Baie!—rispose il Pietrasanta, mentre di rincontro alla luce della finestra (poichè già erano a tavola) egli stava ecclissando la nube di Aloise con un bicchiere di Bordò, di cui considerava il rubino.—L'amore è un'ottima cosa; e, sto per dire, il condimento necessario, il guazzetto, l'intingolo, la salsa __sine qua non__ di tutte le vivande che ci ammannisce il futuro. Scusami se il tuo futuro io lo vedo in sembianza di cuoco; ognuno se lo dipinge come sa. Senza l'amore, vedi, non c'è nulla di buono; tutto è sciocco, scipito, perfino la mostarda dell'ambizione e la senapa dell'orgoglio. Amore! amore! dammi dell'amore, e t'improvviso una mensa nel vuoto, ti slazzero una frittata da una padella (il mio maestro di retorica avrebbe detto __sartagine__) che non sia mai esistita. Amore, ottima cosa, dirò io, copiando la tua giaculatoria; ma s'intende che bisogna usarne in un certo modo.

—Come?—dimandò, sorridendo a fior di labbra,
Aloise.

—Come ne uso io, amando come io amo. Io amo, prima persona del tempo presente. __Ego amo, j'aime, I love, Ich liebe, yo quiero__, e tutto il rimanente che si riscontra nella grammatica poliglotta. Io amo; non lo credi? amo la Giulia, che è una donna stupenda, e la sua ombretta sdegnosa, che mi aleggia dintorno, non se l'abbia a male se la chiamo soltanto una donna. Ella ci ha del sangue nelle vene, non già dell'ambrosia, come certe dame che so io. Bisogna saper amare, te l'ho già detto; ma anzitutto bisogna saper trovare. Tutta la scienza è lì; __that is the question__. E questa frase d'Amleto, vale il tuo __experto crede Ruperto__, che è errato, poichè tu non sei Roberto, ma Aloise, il mio caro Aloise. Ora, per trovare, occorre cercare, e per cercare a modo, bisogna avere un occhio alla macchia e l'altro al cane, non innamorarsi al primo uscio, non far come hai fatto tu, che l'hai trovata superlativamente bella, ma superlativamente fredda, superlativamente contegnosa, superlativamente…. Scusa, veh! Poichè tu m'hai detto dianzi che non bisogna amare, suppongo….

—Di' pure liberamente;—soggiunse Aloise.—Io non amo più quella donna.—

E il povero giovine chinò gli occhi sul piatto, perchè Enrico non avesse a leggervi la bugìa manifesta.

—Ah, meglio così!—disse Enrico.—Io da un pezzo temevo di te. Che vuoi? La Ginevra è bellissima, non lo nego; che diamine? anzi l'ho gridato or ora; ma io l'ho sempre giudicata senz'anima. Ti ricordi? Dio le fa belle, poi leva loro l'anima perchè si conservino meglio, come gli uccelli impagliati. Ha ingegno, la Ginevra, ha una rara istruzione, ha grazia, e sto per dire giustizia; ma l'interno è un abisso, che ti manda agli esteri difilato; il suo commercio è geniale, assai più dell'agricoltura, che ella ha lasciata, insieme colle finanze, al marito; ma ai culti più divoti risponde colla guerra, e ti fa venire una matta voglia di affogarti nella marina, rinunziando per sempre alla presidenza del consiglio. Insomma, è una divinità da metter sull'altare; ma a star ginocchioni sul marmo, si gela, si….

—Parlami della Monterosso;—interruppe Aloise.

—Ah, quella è una donna!—gridò il Pietrasanta, accompagnando le parole con uno scoppiettìo di lingua contro il palato, che bene non s'intendeva se fosse per la Monterosso o per una sorsata di Bordò mandata giù poco prima.—Un po' leggerina se vuoi, un po' oca; ma che rileva? Non ho mica a imparar da lei algebra, nè trigonometria! Ella, a dirtela di passata, non ci ha angoli da far studiare; è una sequela di ammirabili curve. Tutti quei pregi che fanno gradita una dama nella civil compagnia la Monterosso li ha; l'arguzia, quello spolvero d'ingegno che le manca, lo sa pigliare da chi l'avvicina, e così accortamente, che neppur te ne avvedi. Hai osservata la luna? Dicono che sia opaca; pure essa risplende. A me non fa caso che ciò le avvenga per ragion di riflesso; m'illumina, e basta. Tu l'hai veduta (parlo della Monterosso, e non della luna) in casa della Ginevra! or dimmi, anche senza tanti sfolgoreggiamenti di spirito, non sa ella tenersi a pari di tutte le sottigliezze, di tutte le delicature della superba castellana? Ella ci ha per giunta un po' d'anima, di fuoco, di gasse; ella sente d'esser nata per l'uomo, e questo è l'essenziale…. per l'uomo. Io l'amo, adunque; sono nel tenero, e piacendo ai Numi, navigherò un giorno nel dolce.