—E puoi durarla così placidamente?—chiese ammirato il
Montalto.—L'attesa non ha angosce, non ha agonie per te?
—Dio è grande,—sentenziò il Pietrasanta,—e la donna è la ministressa delle sue misericordie.
—Tu sei felice!
—Certo! Che cosa mi manca? Un po' di giudizio, qualche volta, un po' d'ingegno come il tuo, sempre….
—Eh via!—disse Aloise, dandogli sulla voce.
—No, no, lasciami seguitare. Anch'io mi conosco; è questa la parte d'ingegno ch'io ho. Del resto non me ne accoro; io non ho da inventar nulla, nè la stampa, nè la polvere da cannone. Ho capito che cos'è il mondo, e per dargli a' versi mi basta saper fare il nodo alla cravatta (vedrai che un giorno tornerà l'uso dei nodi belli fatti, e si avrà fama senza fatica), vestire attillato, aver belle pariglie e un bel nome che sappia d'antico. Il mio risale al 1200, ed era allora già celebre. Un Pietrasanta venne da Milano podestà dei Genovesi, e ci si accasò, come i natali del tuo umilissimo servo dimostrano. Ti par poco? Molti c'invidiano queste picciole cose, che io darei tutte a mazzo, qualche volta, per uno di quegli ingegni robusti che fanno operare le grandi. Vorrei esser te, anche senza la memoria de' tuoi dogi; vorrei essere il Salvani, che andrà molto innanzi, se la fortuna, come n'ha debito, darà la mano al valore; ma, queste malinconie me le tengo nel gozzo, per non scemare il mio pregio dinanzi ai profani. Quello che io sono fa gola a molti, ripeto; ce n'è dunque d'avanzo. Ne cerchi un altro, la Giulia; non lo trova, salvo il caso che a te non salti in mente di farle la corte. La qual cosa tu non farai, perchè mi vuoi bene….—
Aloise gli rispose con un gesto di volenteroso diniego.
—Grazie!—proseguì allegramente Enrico.—Io dunque tiro innanzi. Ella mi ama, me ne sono avveduto; anzi lo so, e potrei dirti….
—Di' pure; domani io non me ne ricorderò più;—soggiunse Aloise, con un suo risolino sottile.
—Ah, bada,—ripigliò il Pietrasanta.—Tu mi metterai al punto di raccontarti posdimani ogni cosa da capo. Con te non voglio avere segreti. Non mi hai tu confidate le tue pene, quando eri innamorato della Ginevra? E perchè ti amo tanto io, se non perchè sei un gentiluomo più di noi tutti? A qualcuno bisogna pur dire ciò che si sente, quando si è sventurati; figuriamoci poi quando si è felici!—