Aloise trasse un sospiro; ma il Pietrasanta, tutto nel suo racconto com'era, non gli pose mente.
—L'amo,—diss'egli con enfasi,—l'ho confessato a lei, e s'è messa a ridere, ma mi ha lasciato baciar la sua mano.—
E qui, poichè aveva preso l'aire, il festevole giovinotto raccontò la sua conversazione colla Giulia, ed altre parecchie tenute di poi, che ai lettori non farebbero nè caldo nè freddo, e che le lettrici, non ci domanderanno, poichè, cortesi come sono, avranno esaudita la preghiera posta in fronte a questo capitolo. Enrico Pietrasanta, come è noto fin da principio, e come s'è visto poc'anzi, aveva assai sciolto lo scilinguagnolo; Aloise era l'unico suo confidente, al quale gli tornava grato dir questo, ed altro ancora, se ne avesse avuto; laonde, si può argomentare che se ne pigliasse una vera satolla.
—Ora, aspetto che caschi,—diss'egli conchiudendo,—e cascherà certamente.
—Perchè?—dimandò Aloise.
—Perchè! oh bella! perchè sono forte.
—Forte! forte, con una donna che si ami?
—E dàlli! ma io l'amo in quel tal modo che già t'ho detto, e senza perdere il lume della ragione, come chi so dir io. Non cascherà? Stia ritta a sua posta, e arrivederci nella valle di Giosafat! Ella mi va a genio, lo sai; ma tienti bene in mente che non darò nei gerundii, che non finirò per lei, nè al camposanto, nè all'ospedale de' pazzi.
—Beato te!
—E tu, dimmi, non hai fatto lo stesso, alla perfine? Non ti sei forse consolato?