Si turbò grandemente a quelle parole Aloise, e al turbamento tenne dietro un alto stupore, allorquando vide apparire sulla soglia un uomo dal nobile aspetto e dai capegli bianchi, nel quale riconobbe tosto il duca di Feira.
In qual modo era egli penetrato colà? Ben ricordava Aloise come la sua camera da letto avesse una uscita, che metteva ad altre camere di servizio. Ma come aveva potuto quell'uomo disporre ogni cosa per modo da giungergli addosso improvviso, nel punto che egli stava per abbandonare la vita? Certo il duca di Feira, da quel giorno padrone della Montalda, era venuto prima di lui al castello. Ma perchè Antonio aveva taciuto? Come si era fatto suo complice? E perchè poi quella persecuzione? Come aveva potuto il vecchio gentiluomo trapelare una deliberazione la quale egli, Aloise, non aveva detta ad anima viva?
Tutte queste dimande si affacciarono, si succedettero colla rapidità del lampo, nella sua mente turbata.
Ma il duca di Feira gli aveva detto una grave parola.—«Voi non avete il diritto di uccidervi».
Ora a questo bisognava rispondere. Ed Aloise, trascorsi pochi istanti, ne' quali gli avvenne di pensare tutto ciò che abbiamo tentato di significare a parole, si fece a sostenere l'assalto.
—Perchè?—domandò egli, con piglio tra curioso ed altero.
—Perchè vi amo;—rispose il vecchio gentiluomo, facendo un passo innanzi, e guardando Aloise con espressione di malinconico affetto;—perchè la vostra vita è necessaria alla mia.
—Per qual diritto?—gli disse di rimando il giovine, mentre dava indietro d'un passo, quasi volesse anche col gesto respingere quella dichiarazione amorevole.
—Lo saprete tra poco.—
Così dicendo, il duca di Feira si fece pallido in volto, come chi sia per uscir fuori dei sensi. In pari tempo sentì mancarsi le forze, e s'aggrappò vacillante alla spalliera d'una scranna, su cui venne, con un supremo sforzo, a cadere.