Un senso di alta pietà invase il cuore del giovine.
—Signor duca, che avete?—gridò egli, avvicinandosi, in atto di porgergli aiuto.
—Nulla, nulla!—rispose il gentiluomo, tentando di padroneggiarsi.—Sono vecchio, e ritorno un fanciullo. Ma che volete? Veder giovani baldi come voi, sul fior dell'età, della bellezza, della forza, prepararsi così tranquillamente, freddamente, a morire…. E perchè poi? per una donna che non vi ama.—
Aloise diede un sobbalzo a quel colpo repentino, e guardò il duca di
Feira con piglio sdegnato.
—Perdonate, signor di Montalto, perdonate!—soggiunse prontamente il duca.—I miei capelli bianchi non mi daranno essi alcun diritto presso di voi? Ero forte; son tale ancora per molti; dinanzi a voi mi sento debole. Ne siete stato testimone voi stesso. Io non ho potuto vedervi da vicino, parlarvi, udire la vostra voce, senza sentirmi mancare. Perdonate una schietta parola a chi vi ama, a chi non ama altri che voi! E non vi paia strano. È dei vecchi lo amare i giovani. Che altro ameremmo noi, per quale altra cosa ci terremmo aggrappati alla vita, noi logori, infiacchiti, abbandonati da tante cose care, e perfino dalla speranza, se non ci volgessimo a voi, freschi di giovinezza, ricchi di forza, pieni la mente di tutte le grandi promesse del futuro, del futuro che è vostro, sol che sappiate andargli incontro animosi? In voi, giovani, riviviamo talvolta, in voi vediamo riflessi i nostri antichi dolori, in voi ripetuti i nostri disinganni, le nostre agonie. Perchè non cercheremmo di mettere la nostra esperienza a servizio della vostra spensierata fiducia? Perchè non ci adopreremmo a farvi più lieti, che a noi non sia stato consentito di essere? Voi mi ascoltate; è buon segno. Io ne tolgo argomento a rivolgervi una preghiera qual più vorrete, d'amico, di fratello, o di padre. Date a me quelle armi che sono sulla vostra scrivania.
Il giovine titubò un tratto, scosso com'era da quelle affettuose parole. Ma tornando alla coscienza del suo stato, invece di rispondere alla preghiera del vecchio, così gli parlò con accento tranquillo ma fermo:
—Signor duca, voi avete sorpreso il mio segreto, e questo, consentite che io ve lo dica, è male. V'hanno propositi nella nostra vita, v'hanno atti, dei quali dobbiamo render ragione soltanto a Dio, e gli uomini, poniamo anche i più autorevoli, i più strettamente cari, non hanno da entrarvi. Mi credete voi un fanciullo, che possa mutare consiglio per opera altri, e solo perchè ad un ignoto è venuto in mente di dirgli: tu non farai la tal cosa?
—No, non temete!—rispose solennemente il duca.—Datemi quelle armi; io vi giuro sulla mia fede di gentiluomo che non mi opporrò alla vostra deliberazione, qualunque ella sia, quando m'avrete ascoltato. Vi chiedo assai poco, qualche ora di tempo; e voi dovete concedermela, poichè vi amo. Non mi amate voi pure? In quella lettera che sta suggellata su quella tavola, non c'è egli un ricordo per me?
—Come lo sapete voi?—chiese attonito Aloise.
—L'indovino. Voi avete un'anima nobile. Potevo io credere che avreste abbandonato la vita, senza mandare un saluto all'uomo che ha avuta la fortuna di rendervi un servigio? Oh, non mi dite nulla intorno a ciò; della vostra gratitudine, se pure ciò che ho fatto ne franca la spesa, vorrei ben altra testimonianza che vane parole. Siatene certo, io non v'ho accennato ora quel tanto che ho operato per voi, se non perchè quelle pistole sono ancor là, sebbene io ve le abbia già chieste due volte, e perchè ho bisogno di tutto per trattenervi, per richiamarvi alla vita.—