Aloise crollò lievemente il capo, e un mesto sorriso gli sfiorò le labbra, a quelle parole del duca.
—Eccovi le mie pistole,—diss'egli;—me le restituirete voi, quando vi avrò udito, quando vi avrò detto: amico, non mi sento la forza di vivere?—
Il vecchio gentiluomo gli rispose mettendosi una mano sul cuore, e, tolte le armi dalle mani di Aloise, le ripose nella busta.
—Ora aspettatemi;—soggiunse;—torno subito a
voi.—
Ciò detto, si allontanò, colla busta tra mani, per quell'uscio medesimo dond'era venuto.
Rimasto solo nello studio, Aloise si lasciò cadere sfinito sulla scranna, coi gomiti sull'orlo della scrivania, la fronte nelle palme, in atto di profondo abbattimento. La novità improvvisa di quella apparizione, la stranezza di quel colloquio, la vergogna dell'essere stato còlto in quel punto, come un colpevole sull'atto di commettere un fallo, lo avevano fieramente inasprito. Le parole amorevoli dello straniero, le sue preghiere, quella sua aria misteriosa che gli prometteva inaspettate rivelazioni, avevano mutato quella irritazione in un turbamento indicibile. Nella sua mente era un tumulto di pensieri, un agitarsi confuso di dubbi, tra cui la sua ragione si smarriva. Chi è costui? Che vuole da me? Per qual modo, con quale disegno, viene egli a piantarsi tra me e il mio destino? Tutte queste dimande di già le avea volte e rivolte nell'animo, a mala pena quell'uomo gli era apparso dinanzi. E le ripeteva tuttavia, irato contro sè medesimo di non aver saputo metterle fuori, per flagellarne quel turbatore de' suoi momenti supremi. Diffatti, in quel lungo dialogo, così aspramente teso dal canto suo, non s'era detto ancor nulla; Aloise non aveva nulla capito. Il duca di Feira aveva signoreggiata la conversazione, l'aveva avviata, condotta, rigirata a suo modo. E adesso quali novità gli preparava? Qual era, e di qual fatta, l'arcano che doveva venir fuori, e da cui lo straniero si riprometteva pur tanto sull'animo suo?
Poco stante, siccome aveva promesso, tornò il duca di Feira. Egli aveva lasciata la busta delle pistole, e, in cambio di quella, teneva tra le mani un libro, che andò a deporre sulla scrivania, sotto gli occhi di Aloise.
Era un grosso volume, legato in cartapecora. La legatura non doveva essere antica, poichè la coperta era rigida e tesa; ma il colore giallastro, la superficie levigata, oleosa, lucente, dimostravano l'uso assiduo che doveva aver fatto di quel libro il suo possessore.
Aloise guardò trasognato il volume, e dal volume alzò gli occhi a guardare il duca di Feira, in atto d'interrogazione. A prima giunta aveva pensato che il duca volesse pigliarsi giuoco di lui; ma il volto del vecchio gentiluomo era così severo, i suoi sguardi si volgevano con tanta sicurezza ne' suoi, che il sospetto gli uscì tosto di mente.
—Che è ciò?—si fece egli allora a domandargli.