—Voi soffrite!
—No, sono lagrime soavi, le mie;—rispose volgendosi il duca, mentre, da lui sostenuto, veniva sollevandosi a mezzo.—Da gran tempo io non ne avevo più sparse di tali. Grazie, Aloise, grazie della vostra amorevolezza! Vedete? Sono tranquillo. Oh, Dio santo,—proseguì, traendo il giovine presso la lampada.—Aloise, figliol mio d'adozione, ultimo affetto del mio cuore, come somigli a tua madre!—
Inspirato da un senso, da una voce arcana di pietà, il giovine reclinò la sua bionda testa sul petto del vecchio gentiluomo, ed un bacio, un lungo bacio frammisto di lacrime, scese a bagnargli la fronte. In quel bacio si confondeano tre spiriti.
XXXIII.
Una sola, e per sempre.
—Qui, Aloise, qui; presso di me, che io vi veda in volto, che io non vi perda un istante!
—Eccomi, ai vostri piedi, mio secondo padre!—Così dicendo, Aloise si lasciò cadere su di uno sgabello presso il canapè, su cui il duca di Feira era venuto a sedersi spossato. Su quel canapè usava sedersi, su quello sgabello posare i piedi sua madre. E la madre era là, presente in tutte quelle cose che aveva toccate, presente in quell'aria che aveva respirata; ed il suo spirito congiungeva quei due, il vecchio seduto, e il giovane che gli posava daccanto, con le braccia appoggiate sulle sue ginocchia, lo sguardo fisso nel suo.
—Questo colloquio è triste, assai triste;—ripigliò poco stante il vecchio gentiluomo;—ma in esso è tuttavia il primo lampo di gioia che illumini un tratto le tenebre della mia sconsolata esistenza. Non fate che mi sparisca sì tosto; consentite che questo po' di luce rischiari i miei ultimi giorni. È vostra madre che ve lo chiede per le mie labbra, ella che mi ha comandato di vivere per voi. Non sentite l'anima sua immortale che ci aleggia dintorno? Non pensate che ella ci ascolta, librata su noi, in atto di aspettare da suo figlio una parola che la raffidi? Io ne ho fede, io la sento, in questo punto la vedo. Vi racconterò una cosa strana, incredibile, ma vera. Un giorno, or fanno a mala pena quattro anni, io varcavo la catena delle Ande, eccelsa, paurosa sede di vulcani e di nevi. Perchè? non lo so; andavo innanzi come l'Assuero della leggenda, sospinto qua là senza posa dal suo fato, pur sempre tentando di sfuggirgli, ma invano. Così son vissuto io, Aloise, e gli anni, lungi dal mitigare l'angoscia, l'accrebbero. E così travagliato da un aspro desiderio, da una operosità febbrile, che a volte mi diè la stanchezza, senza mai lasciarmi gustare la calma, io viaggiavo quel giorno. Gli uomini della mia scorta, affranti da molte ore di cammino, avevano fatto una sosta; io non posavo, io avevo bisogno di muovermi, io correvo speditamente innanzi, procacciandomi la voluttà di sentir rompere sul mio volto i buffi dell'aria gelata che scendeva dalle gole dei monti. E fu allora, in mezzo a quella rigidezza dell'aria, che un alito soave, tiepido, sommesso, venne a sfiorarmi la guancia.—«Ah! ella è morta!» gridai, e caddi privo di sensi. Un'ora dopo, i miei uomini mi raggiungevano, e mi richiamavano, malamente pietosi, alla vita. Oh foss'io morto in quel giorno! Era il 20 novembre del 1853….
—Mia madre è morta quel giorno!—esclamò esterrefatto Aloise.
—Sì, l'ho saputo più tardi, molto più tardi, al mio ritorno in Europa; e bene ebbi a convincermi che non era stata un'illusione la mia, che l'anima della vostra santa madre era venuta a salutare chi aveva tanto patito per essa. Quel giorno rimasi istupidito, e molt'altri ancora; a Valparaiso, per dove ero avviato, giunsi tre settimane dopo, senza aver coscienza alcuna di me, delle ragioni del mio viaggio, di ciò che avrei fatto colà, della nuova via che avrei presa. Più tardi mi risovvenni; ascrissi il fatto ad un inganno dei sensi turbati, alla impressione del freddo, alla fatica soverchia; cionondimeno io non ero tranquillo, un dubbio atroce mi stava fitto nell'anima. M'ero proposto di toccare l'Australia e di tornare nell'India dove già avevo passati due anni; ma non mi diè l'animo di mettermi in mare; rifeci la strada, rividi il Brasile; il solo mio ricapito che fosse noto ad un vecchio amico di Genova, confidente de' miei giovanili dolori, il solo paese dove io potessi ripromettermi di ricever sue lettere. Vana speranza! Egli non mi aveva più scritto da oltre due anni, o le sue lettere erano andate smarrite; quella volta ancora, non c'era nulla per me. Lo credetti immemore, accusai i mutamenti del cuore; ero ingiusto; il mio povero amico da due anni era morto. Anche questo seppi solamente più tardi, al mio ritorno in patria. Allora, ignaro di tutto, io mi struggevo di ansietà, di timore, di rabbia impossente. Aspettai tre mesi, ma invano; indi ripartii pel viaggio disegnato dell'India. Perchè non venni in Italia, a cercar le novelle che mi erano da tanto tempo mancate? Perchè avevo giurato, giurato a vostra madre, Aloise, di non riporre più mai il piede in Europa.