—Oh no, signora, no!

—Come, no!—interruppe la Giulia.—E avreste allora il coraggio di raccontarla?

—Certamente! Le storie si seguono, e non si rassomigliano. Quella di Aloise incominciava coll'amicizia, e finì coll'amore. La mia rimane da capo a fondo fedele alla amicizia. Io non posso già inventare di pianta! Questa è storia perfetta, la storia, che è donna, non fa complimenti mai, nè a donne, perchè eguale, nè ad uomini, perchè superiore.

—Via, consoliamoci!—disse Ginevra.—Questo almeno è uno zuccherino per noi.

—Voi lo vedete;—ripigliò il Pietrasanta,—finora la storia non è cominciata, e son io che parlo. Ma torniamo al fatto; che cos'è poi l'amicizia? L'amore senz'ali.

—Perciò rade la terra!—notò asciuttamente la
Giulia.

—Ma almeno non vola via;—disse Enrico di
rimando.

—Ben parata!—esclamò il Cigàla, a cui quelle scherme piacevano;—che ne dite, signora?

—Dico, signor Cigàla, che udremo di belle cose, in verità!—rispose la Giulia, fingendo lo sdegno.—Ma via, signor Pietrasanta, raccontate la storia del vostro Percivalle; la Corte d'amore, qui sedente, vi giudicherà.—

Così posto alle strette, Enrico incominciò il suo racconto ai maravigliati uditori. Ma la più gran meraviglia era quella di Aloise, il quale ben sapeva come il Medio Evo non fosse il forte dell'amico Pietrasanta. Che diamine racconterà egli? chiedeva Aloise tra sè. Certo, Enrico ha le sue gravi ragioni, per mettersi in questo garbuglio!