—Signor cavaliere,—incominciò Aloise,—la cagione che ci conduce da Lei è molto grave, e forse Ella, ne' momenti in cui siamo, non crederà opportuno di darci le informazioni che siamo venuti per chiederle.
—Dica, ad ogni modo, signor marchese, e dove io possa…. senza nocumento….
—Una perquisizione,—proseguì Aloise,—è stata fatta iersera in casa di Lorenzo Salvani….
—Salvani! La scusi,—interruppe l'assessore,—conosco questo nome.
Non sarebbe, per avventura quello di un signore che ebbe un duello con
Lei?
—Per l'appunto, e di presente amicissimo mio. Ora, nella perquisizione fatta iersera in sua casa….
—Perquisizione!—esclamò il magistrato, stringendosi nelle spalle.—Aspettino, dò un'occhiata ai rapporti, per sincerarmene; ma, se ben ricordo, nessuna perquisizione è stata fatta in casa Salvani.
—È stata fatta dai carabinieri;—entrò a dire l'Assereto;—e forse
Ella non ne avrà avuto ragguaglio.
—Oh, in questi negozi si procede d'accordo,—rispose l'assessore capo, in quella che andava scartabellando alcuni fogli che aveva sulla tavola, di costa allo scannello,—ed io, se la perquisizione è stata fatta, avrei pure a saperne qualcosa. E infatti, qui non trovo nulla di ciò.
—Diamine!—borbottò l'Assereto.—O come va, questa faccenda?—
E guardò in viso agli amici, stupefatti al pari di lui. Quindi, richiesto dall'assessore, raccontò per filo e per segno quello che egli aveva udito da Michele e dalla signorina Maria, non ommettendo neppure la conversazione fatta pur dianzi colla vicina di casa.