—Lorenzini!—gridò il Savioli, che, sporto il braccio sulla tavola per metter mano al piatto, se lo vedeva portar via da quell'altro:—Tu inghiottisci più ostriche colle tue mascelle, che Sansone non uccidesse Filistei…..

—Colla tua!—proseguì il Lorenzini, tra le risa dell'assemblea; e frattanto si trasse nel tondo un'altra dozzina di gusci pieni.

Tra Templarii la celia era permessa, anco se andasse un poco fuori di riga. Il Giuliani aveva messo fuori questa legge, che dopo le undici di sera non fosse più lecito aversela a male per cosa alcuna che altri dicesse. Però il Savioli si lasciò dare tranquillamente dell'asino, e tirò innanzi.

—Colla mia, o colla tua; fatto sta che ti piacciono maledettamente, le ostriche, e le mandi giù senza misericordia…. per noi….

—L'ostrica,—sentenziò il Lorenzini, in quella che ne alzava una all'altezza delle labbra,—è la regina dei molluschi, ed io, quantunque acefala, non dubito di proclamarla superiore all'uomo.

—E alla donna per conseguenza;—notò l'avvocato Emanuel.

—Oh, questo poi, no!

—Sentiamo quest'altra!—disse capitan Dodero.—Il Lorenzini ha ancora più paradossi in corpo, che ostriche.

—La donna,—proseguì il Lorenzini, col suo piglio cattedratico,—è una cosa….

—Una cosa!—sclamò, interrompendolo, in atto di maraviglia, il
Savioli.