—Amici,—diss'egli gravemente,—siamo Templarii?

—Siamo!—risposero parecchi ad una voce.

—E da senno, s'intende, non già per modo di celia?

—Da senno.

—Deliberati,—proseguì l'Assereto,—ad operar di concerto, ogni qualvolta uno di noi abbia bisogno degli altri? Pronti a soccorrere i deboli contro i prepotenti, a sventare i maneggi degli imbroglioni, a romper le trame dei tristi, quando tornino a danno di noi, o degli amici nostri?

—Perdio! e lo dimandi?—gridò il Lorenzini.—Pronti deliberati, col senno e colla mano, in ogni caso, in ogni occorrenza.

—Orbene, qui abbiamo un caso, per l'appunto: il caso di una fanciulla che è sparita da casa sua, non si sa come, ma certo per opera di furfanti matricolati, e assai potenti per giunta, poichè i signori di palazzo Ducale non vogliono darsene briga, certo per tema di scottarsi le dita.

—Questo è pan pe' tuoi denti!—disse capitan Dodero, volgendosi al Giuliani.—Due paroline sul giornale, e poi si provino a star quatti!…

—No!—rispose il giornalista.—L'accusa sul giornale ha da lasciarsi pei casi disperati. Vediamo in cambio se non si potesse far meglio.—

Il consiglio del Giuliani dovette parer buono, perchè i colleghi di lui si fecero a chiedere all'Assereto che volesse raccontar loro per filo e per segno ogni cosa, e stettero ad udirlo con molta attenzione.