E mandando gli atti compagni alle parole, bussò quattro volte colle nocche delle dita sopra uno dei battenti.
Lo strepito di una porta interna che si apriva e il fruscio d'una veste sul pavimento, annunziarono poco stante che quella maniera di picchio notturno non aveva punto perduto della sua efficacia. Il Giuliani si volse con aria di trionfo a guardare il Contini; ma il Contini non vide quell'atto, perchè appunto allora gittava lungi da sè per le scale un rimasuglio di fiammifero, che gli scottava le dita.
—Chi è?—dimandò una voce di donna, che non doveva esser di donna giovine, nè bella, per conseguenza. Così almeno parve al Giuliani.
—Son io, un amico;—diss'egli.
Ma se la voce di dentro non parve a lui di donna giovine, nè bella, quella di fuori non parve, a chi stava dentro, la voce di persona aspettata, nè altrimenti conosciuta, perchè una nuova dimanda venne in aiuto alla prima.
—Un amico! Ma chi?
—Io, il Giuliani!
—Non la conosco.
—Vedi la fama, com'è traditora!—bisbigliò il Giuliani nell'orecchio al compagno.
Indi proseguì ad alta voce, rivolgendosi all'uscio.