—Pazzo!—rispose una voce argentina.—Ma voi non siete solo, m'è parso di udire….

—E le vostre orecchie piccine non vi hanno ingannato. È con me un amico carissimo, il quale è innamorato cotto di voi. Ha già speso cinquantamila lire per una bionda, e per un'altra getterà il rimanente.

—Bravo, e aiutate i negozi degli altri?

—Che volete? Si diventa vecchi; ma il cuore è sempre giovine, e se vi parrà di averlo a preferire….

—Oh, lo conosco, il vostro cuore! un limone strizzato!—gridò la diva, ridendo liberamente, in quella che la sua mano si accostava alla maniglia del saliscendi, per aprire il santuario.

—Prostrati, Marcello! Ecco la leggiadra Violetta che appare, «__misteriosa, altera, croce e delizia al cor__».—

Mentre così parlava il Giuliani, compariva appunto sul limitare la donna, tutta chiusa in un lungo accappatoio bianco, di cui, per vezzo, veniva stringendosi i capi colle braccia raccolte a mo' di croce sul seno.

Quell'atteggiamento riusciva mirabilmente a disegnare i contorni di una persona svelta e pienotta ad un tempo, mettendo anche in mostra la bellezza delle mani, le cui dita affusolate parevano dire ai riguardanti: non sappiamo che sia fatica; non ci siamo mai punzecchiate coll'ago, nè indurite collo strofinaccio di cucina; per contro, morbide, tiepide e candide come siamo, ci è dimestica l'arte delle carezze, in cui sarà forse chi ci agguagli, non mai chi ci superi.

Costei, che i nostri lettori già conoscono moralmente un tantino, per quattro noterelle che abbiamo tirate giù sulla carta, a proposito del Bello e de' suoi dispendiosi amori, veduta di giorno, mostrava di non esser più giovanissima, perocchè la ci aveva, tra gli occhi e le tempie, le tre rughe accusatrici, e qualche chiazza di pallore le guastava le rosee temperanze della carnagione. Ma di sera, quando l'avessero un tal po' riscaldata le svariate cure d'un giorno allegro, o le sfavillasse negli occhi azzurri la pazza allegria del convito, ella appariva giovine e bellissima su tante altre, al cui paragone non avrebbe potuto reggere innanzi il mezzodì. Che fosse bionda, è già noto; che avesse occhi azzurri l'abbiam detto dianzi; che fosse padrona (e padrona per diritto di nascita) di due file di denti mirabili per candore, si aggiunge adesso, anche per far sapere ai lettori come e perchè ella avesse il riso facile, frequente, non pure quando era contenta, ma anche quando era adirata per qualche cosa, o infastidita dalla presenza di qualcheduno. E facciamola finita col ritratto; ella era quel che si dice volgarmente un bel tòcco di femmina, e se in cambio d'essere quella che era, fosse stata una matrona, ornata d'un marito, vivo o morto, e d'un cencio di stemma, antico o moderno, il suo nome sarebbe volato di bocca in bocca come quello di una Giunone, o d'una Venere ligustica, da adorare il giorno all'Acquasola, la sera al teatro Carlo Felice, e da additare agli ospiti forestieri, colla solita aggiunta, a mo' di leggenda sotto il quadro, «salvo il tal di tale, che è morto dieci anni or sono, non si conosce ch'ella abbia avuto amanti; un po' superbiosa, un po' sciocca, ma bella come una figura del Vandyck!»

Una certa smorfia del viso diceva ai due visitatori che la signora Violetta non era molto contenta d'essere disturbata a quell'ora, sebbene uno dei due fosse il Giuliani, un antico Alfredo, cioè uno di quegli uomini, nei quali una donna riconosce qualche diritto di cittadinanza, e pei quali talvolta si scomoda, tanto per vedere come sopportino la memoria del passato.