—Parla come un libretto d'opera!—disse la Violetta, ridendo, e voltandosi a Marcello, che fu pronto a saettarla d'una tenera occhiata.—Ma voi,—proseguì, volgendosi all'altro,—vedete pure che sono sola.
—Sì, ma egli verrà tra un'ora, il crudo!
—In fede mia, Giuliani, ne sapete più di me.
—Oh, qui, poi, ci avete ragione; so molte cose di lui, che non vi andranno a sangue. Or via, biondissima creatura, volete che vi parli da amico, da uomo a cui foste un giorno «__croce e delizia al cor__?» Questo Bello, non è un uomo per voi, elegantissima camelia variegata, degna di ornare la risvolta di un abito tagliato dal Cosci, non fatta per insudiciarvi all'occhiello di un Alfredo da trivio, o di un Armando…. da quadrivio. Siete nata per lacerar cuori, ma soltanto ad illustri vittime, come un nobile uccello di rapina. Questo Bello è un farabutto, e la sua giacca ha odore di bisca. Voi stessa lo indovinate, poichè lo nascondete come si nasconde una vergogna. E qui non è tutto. Questo Bello, che, a dirvela di passata, ha venduto la sua gioventù ad una vecchia peccatrice danarosa che si chiama la signora Momina, ha venduto da un pezzo la sua coscienza, e fa un altro mestieraccio che saprete più tardi, quando avrete fatto il proponimento di levarvelo da' piedi e di aver fede in un vecchio amico, che vi parla per amor vostro, e non senza un suo onestissimo perchè.
—Potevate venire da solo, a dirmele, tutte queste cosacce!—gridò stizzita la donna.
Marcello si avvide che questa era per lui, e da quel destro alleato ch'egli era, afferrò l'occasione per dare un'altra piega al discorso.
—Violetta, perdonate al Giuliani!—diss'egli, stendendo le mani, in atto di chetarla e accostando il viso a mezza spanna dal suo.
La Violetta, che era donna da cogliere i moscerini al volo, rispose a Marcello con un'occhiata da tragedia, che aveva l'aria di volerlo passare fuor fuori; e si sciolse dalle sue strette col piglio di donna che è allo stremo delle sue forze e che invita a tener saldo.
Intanto il Giuliani, che vedeva riuscire il suo disegno a buon porto, proseguì:
—Violetta perdonate. Ve ne ha pregato il mio amico Marcello, che mi pare innamorato cotto di voi. Io, poverino, lo vedete, lavoro umilmente per gli altri.