—Brava! per riceverlo liberamente e tranquillamente domani, il vostro Alfredo da trivio. Povero Marcello, vedi come già se ne va in fumo l'amore!
—Finitela, co' vostri sarcasmi!—gridò la donna, in quella che rispondeva con una stretta di mano alle tenerezze del Contini.
Marcello, già i lettori lo sanno, era un bel giovine, e un gran signore, agli occhi di Violetta. Il Garasso saliva le scale, e non sapeva ancora, il disgraziato, di scendere, anzi, d'esser già sceso.
Ella di sicuro non lo amava, e neanco lo preferiva ad altri, avendolo tolto per sua àncora di salvezza in una di quelle stagioni difficili che talvolta occorrono a certe bellezze stagionate, e lo teneva saldo, perchè era utile; ma nascosto, perchè avrebbe fatto cattivo servizio alla sua riputazione. Anche queste donne hanno una riputazione; le nobili protezioni ne accrescono il pregio; gli ignobili commerci non pure lo scemano, ma lo tolgono affatto. Che il Garasso fosse un poco di buono, lo aveva indovinato alle prime; ma avrebbe arrossito di sentirselo a dire; pronta del resto a piantarlo, se altri si fosse profferto, o se nel suo concetto il danno di quella tresca avesse superato il benefizio. Ora questo era il caso di Violetta. Il Giuliani aveva scoperto il segreto. Si aggiunga che il Bello le pareva sdanaiato; si poteva, si doveva metter fuori. E tutte queste cose le erano girate per la fantasia in quella mezz'ora di dialogo; nella sua ultima resistenza ai disegni del Giuliani non c'era più altro fuorchè il timore di uno scandalo notturno.
—Io non vorrei che avesse ad accadere una qualche disgrazia!—aveva ella soggiunto.
—Non temete, non accadrà nulla.
—Me lo giurate?
—Ve lo giuro. Conosco il mio uomo; so da che piede egli zoppica.
—Ma che gli dirò io?….
—Non gli direte nulla, perchè ve ne andrete in un'altra camera.