Era tempo; il passo del Bello risuonava sul pavimento dell'anticamera, mentre la vecchia Rosa, o Gabrina, se più vi aggrada, richiudeva l'uscio dietro di lui. Poco stante egli entrò nel salottino, dove aspettava di veder la Violetta, e in quella vece gli si parò davanti agli occhi il profilo del Giuliani.

Se fosse in lui maggiore la meraviglia o la molestia, non sapremmo chiarirvi per bene. L'atteggiamento suo rimase perplesso tra il punto ammirativo e l'interrogativo; segno di grave turbamento. E ce n'è d'avanzo, a dipingervi la figura ch'ei fece.

XI.

"Tra male gatte era venuto il sorco."

Qui il Giuliani badò a lavorar di fine, chè ne andava dell'onor suo; e in quella che un sorriso gli si dipingeva sulle labbra, l'anima chiamò tutte le forze a raccolta.

—Oh! siate il benvenuto, Garasso!—diss'egli, voltando a mezzo la persona sul canapè.

—Signor Giuliani, le son servo;—rispose l'altro, ma col piglio di un uomo che in cuor suo mandasse al diavolo l'importuno.

—Vi pare strano di vedermi qui, non è vero?—ripigliò il Giuliani, che non poteva lasciar passare senza nota quell'aria stupefatta e infastidita del Bello.

—Ma sì, veramente, un pochino…. e se Ella, mi vorrà dire….

—Anzi! Avrete giuocato, m'immagino, qualche volta a' goffi….—