Il Bello, che in quel punto non era tale davvero, vide a sua volta la faccia del nuovo nemico; ma non istette a contemplarla, chè la sua attenzione, se così può dirsi di una suprema angoscia, di uno smarrimento d'agonia, era tutta a quella mano che gli stringeva la gola.
—Misericordia!—gridò con voce soffocata.—Per amore di Dio, non mi uccida!
—Va, ribaldo, sei libero!—gli rispose Marcello, lentando la stretta, per contentare il Giuliani.
Il primo atto del Bello fu di respirare largamente; il secondo di voltare istintivamente gli occhi da un lato, e, veduto un coltello sul ripiano d'una cantoniera, di scagliarsi a quella volta per afferrarlo. Ma innanzi che egli avesse mandato il suo disegno ad effetto, un poderoso manrovescio del Contini volò tra la sua persona e l'arma, facendogli ricadere il braccio intormentito sul fianco.
Allora stramazzò su d'una sedia, e vi rimase col capo chino, come istupidito da quella rovina di casi, dal dolore e dalla vergogna.
—Senti, briccone….—incominciò il Giuliani.
—Parla con te; alza il grugno;—soggiunse il Contini, accompagnando l'invito con un golino;—o ch'io ti dò il secondo per il buon peso.—
Il tapinello, tremando a verghe, rimase col mento all'insù, in quella postura che gli aveva dato il colpo di Marcello Contini.
—Senti, briccone;—ripigliò concitato il Giuliani,—o tu parli, o quella finestra sarà l'altezza dalla quale tu volerai sul selciato.
—Ella non vorrà macchiarsi d'un delitto….—balbettò il disgraziato.