— Per costui! chi lo dice? — soggiunse Aporèma. — Se ti dà l'animo, potrà essere per te.

— Per me? in qual modo! — chiese il giovane trasognato.

— Sì certamente, per te! Suvvia, avventurato Fiordaliso! — disse Aporèma, percuotendolo con dolce dimestichezza sull'omero. — Voi siete nato vestito, e ancora non ve ne siete avveduto!

— Fiordaliso!... che dici tu mai?

— Dico, e puoi sincerartene dal capo alle piante, che tu se' biondo, che porti sulla zàzzera una berretta piumata, che indossi una saracina e le calze divisate di seta, che sei cresciuto di tre pollici, e che hai tra mani un liuto.... ma questo puoi lasciarlo in basso, che oramai non ti sarebbe d'alcun giovamento lassù, e potrebbe anco tornarti d'impaccio nella tua corsa da scoiattolo.

— Ah! — gridò conte Ugo, a cui balenò negli occhi un lampo di gioia sinistra.

E piantato Aporèma accanto al corpo dello svenuto, s'inoltrò verso il verone, donde infatti spenzolava una tenue scala di seta.

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[CAPITOLO XVI.]

Qui si conta di un angelo, il quale aveva perdute le ali.