[pg!164] Ma, ohimè! Noi si dimentica. La nostra fibra non regge alla tensione degli affetti. Soventi volte dissimuliamo sotto il nome di amore una ebbrezza del senso, e quando l'ebbrezza è svaporata, diamo cagione al tempo della morte d'amore. Il tempo! povero tempo! Gli antichi lo accusarono di mangiare i suoi figli; ora i suoi figli lo addentano con ogni maniera di calunnie. Oh almanco la creta vile non cercasse scuse all'oblio! Ma no; ella che ha mestieri di credersi alito di Dio immortale, ella che dimanda superbamente l'eternità dopo la morte, e non sa concederla poi nella vita agli affetti, ella ha scoperta l'assoluzione del più grave tra tutti i peccati, l'oblio, non nella sua propria fragilità, ma nella forza delle cose. Non vedete come tutti fanno? Se dimentica Fiordaliso, perchè non dimenticherebbe Giovanna? Così, reputandoci angioli, e superiori ad ogni altra creatura nel volo, amiamo, quando ci torni, reputarci tutti di una forza e d'una misura nella caduta; così la colpa nostra chiede la scusa ed accetta l'esempio nella colpa d'un altro.

Per Fiordaliso adunque, per questo tornitore di versi leggiadri, oscurato il raggio della severa virtù, la domestica quiete turbata, accolte con grand'animo le ansie, i terrori della colpa! Qual nuovo pregio lo facea degno di un tanto olocausto? Una simigliante voluttà di acri profumi, che Ugo avrebbe volentieri pagata col sagrifizio della vita presente e delle speranze future, Fiordaliso la otterrà dunque per nulla?

O donne, a cui date troppo spesso il cuor vostro! O migliore delle donne, come vi siete fatta pari alla moltitudine delle figlie d'Eva! O angelo, come avete perdute le ali!

Ma infine, povera donna! E perchè Ugo non seppe [pg!165] aspettare? Ella era sull'alba degli affetti; il cuor suo era tocco, ma le voci arcane che comandano di amare non avevano ancora parlato. Perchè morì egli? perchè non attese?

Morello venne, e turbò, non il suo cuore, l'anima sua; la turbò perchè era un nobile garzone; la turbò dolcemente perchè aveva difeso la memoria d'un caro estinto contro le villanie d'un uomo dappoco.

Ella per fermo non aveva mai amato Ansaldo di Leuca, nè altri, nè altri! Che si domanda di più ad una donna? Che abbia a morire, perchè un uomo è morto? Di simiglianti tragedie si sono già viste; ma la scienza dirà che l'aneurisma e la tisi presuppongono il male preparatore, di guisa che una testimonianza di più fine sensibilità non sarebbe altro che l'effetto di un guasto dell'organismo.

Suvvia, che volete di più? Chiedete la continuazione dell'amore dopo la morte? Vorreste venire la notte, vampiri, a riposarvi sul cuore della superstite e suggerle il sangue? Non vi basta ch'ella si condanni alla solitudine?

E la solitudine, vedete, è traditrice; abbiate dunque misericordia. Egli è nella solitudine che l'anima va trascinata in balìa dei sogni fallaci. Una donna, fatta segno all'amore di taluno, è sempre alle difese; combatte, perchè il pericolo è presente, armato di tutte le sue lusinghe, di tutti i suoi incantesimi. Ma lasciatela sola, lungamente sola. Il sapere che nimici non incalzano al vallo, rallenta la vigilanza del presidio. Si spalancano le porte, giova uscire all'aperto, vedere i deserti accampamenti. Qui fummo stretti! qui potevamo cedere! E allora venga pure, ci sopraggiunga il pericolo; il cavallo di legno fa [pg!166] quello che non aveva fatto Achille, nato di Dea, nè il Tidide, nè il Telamonio; l'occasione afferra e carpisce quello che un affetto ardente, verace, profondo, non aveva potuto ottenere.

Così cade la donna; così cadeva Giovanna, la miglior delle donne.

Angioli del domestico lare, celatevi il volto! Il verone è superato; un'ombra nera scende dalla balaustrata; l'aspettato è giunto.