— Non dico di no.... Ma adesso, in verità....

— Suvvia! suvvia! Che peccati vi pesano sull'anima, che avete più paura di noi? —

Con queste e con altre simiglianti esortazioni, e meglio ancora, mandandolo innanzi a furia di spintoni, gli avvinazzati arcieri condussero il frate nel corridoio che metteva alla torre. Il povero Sileno tremava a verghe; un sudor freddo gli sgocciolava dalla fronte giù per le gote paffute; e tra spinte e sponte andava pure innanzi, facendo crocioni in aria, l'un dopo l'altro, e borbottando parole latine.

Giunto a poca distanza dalla porta temuta, si fermò, e tirandosi a fianco qualchedun altro, disse alla brigata:

— O non vedete, figli miei? L'uscio è aperto.

[pg!192] — Tanto meglio! — rispose Tebaldo. — Segno che qualcuno c'è entrato, od è uscito.

— Ma vedete! c'è lume!

— Che novità! Una lucerna accesa; ecco il grande prodigio che vi fa tremare così. Io metto pegno che sarà qualche sguattero, il quale avrà portato quassù i suoi amori di cucina, e adesso, udito il nostro avvicinarsi, avrà scantonato. Ma noi gli metteremo le mani addosso, e voi, Pater Vinosus, li congiungerete debitamente in facie Ecclesiæ, perchè non si dia scandalo alla comunità. —

Una risata universale accolse l'arguzia dell'arciero.

— Avanti, fra Gualdo, avanti, e benedite gli sposi!