— Per lui sol non disumana,

Disdegnò d'un re l'omaggio

Valorosa castellana

Di gran cor, d'alto legnaggio.

È regina e imperatrice,

Se tien Folco in suo governo,

Se per lei d'affetto eterno

Per lei palpita il suo cor.

Sulla terra è l'uom felice

Fin che regni in terra amor.

— Bene! benissimo! — gridarono tutti, e ripeterono in coro, siccome avevano fatto per l'altre strofe:

Sulla terra è l'uom felice

Fin che regni in terra amor.

— Questo conte Folco era un uomo felice davvero — disse Ugo, in quella che si toglieva dal collo [pg!31] la sua collana d'oro, per cingerne il suo paggio prediletto. — Felice davvero! e a tutte le sue venture s'aggiunge questa, di essere cantato da sì gentile poeta. Che ne dite voi, messer pellegrino?

— Che avete ragione, per quanto si riguarda al poeta. I suoi versi sono graziosi, e meritano il presente che avete sì nobilmente fatto all'artefice. Ma il concetto, con sua e vostra licenza, non mi par giusto del pari.

— Oh! oh! — sclamò Fiordaliso, turbato nel suo trionfo poetico.

— Non c'è oh che tenga! soggiunse il pellegrino. — Recatevelo in santa pace; voi non avete, messer Fiordaliso, fatto prova di molta filosofia; laonde io mi fo' lecito di consigliarvi a studiare qualche buon libro intorno a questa materia, e in particolar modo il libro della vita, che le Sacre Carte hanno simboleggiato nell'albero della scienza del bene e del male.

— Fiordaliso, tu se' spacciato! — gridò Ottone di Cosseria.

Periisti! — aggiunse il latinista Benedicite, dal fondo della tavola.

— Orbene, — disse, dopo una breve sosta il poeta, messo in puntiglio — correggete voi con la vostra scienza, messer pellegrino, quel che c'è di errato nei miei grami concetti!