— Sulla preda all'aure scaglia

I falcon più peregrini;

Pronti in giostra ed in battaglia

Ha cavalli saracini.

Lieto il fan di censo opimo

Le vitifere pendici;

Ma più lieto i fidi amici

Che gli fan corona ognor.

L'uom felice in terra estimo

Fin che regni in terra amor. —

— Gli amici, Ugo, tu l'hai udito, gli amici! — disse Enrico Corradengo, dopo che ebbero ripetuto il ritornello.

— Sì! — rispose Ugo. — L'amicizia è la più bella cosa e la più cara che al mondo sia.

— Adagio, messere! — gridò Fiordaliso. — Io non ho anche finito.

— Tira innanzi, dunque, da bravo!

Incuorato dal plauso della brigata il paggio intuonò la terza strofa:

— Carlomagno invidia a lui

Così dolce e lieto stato;

Ch'ei non è tra' prodi sui

Più securo e più beato.

Conte Folco a regio impero

Ben potria levar le brame;

Ma più grato a lui reame

Parve ognora un fido cor.

Più felice è l'uomo invero

Se gli arrida in terra amor. —

— Hai ragione, Fiordaliso! — esclamò conte Ugo. — L'amore accanto all'amicizia, ma un grado più in su. Questo è nella natura delle cose, e voi non ve ne dorrete, amici miei, non è egli vero?

— No, per mia fè! — rispose Ansaldo di Leuca. — E' bisognerebbe essere egoisti di tre cotte, per dolersene. Le dame anzitutto! Ma ci ha da essere ancora una strofa....

— Sì, messere; — soggiunse il paggio, — ed eccola appunto: