— Bizzarro, quel demonio! — esclamò il pellegrino.
— Ve l'ho detto, messere; questa favola deve essere stata messa fuori dai nostri ottimi frati, e resa poi più credibile dal fatto che tutti i signori di Roccamàla furono gente malinconica oltremodo. — Che ha il castellano che non lo si vede mai a sorridere? — Non sapete? i signori della rocca non possono essere lieti mai; il santo vescovo Gualberto sapeva pure il fatto suo, quando accettò il patto del diavolo. O come volete che faccia egli a tornare, se questi castellani, di padre in figlio, son sempre così rannuvolati? E così, una storia siffatta ha potuto essere creduta, e sopra tutto accresciuta dalle superstizioni del volgo.
— E il libro?...
— Ah, il libro nero? Benedicite vi potrà raccontare com'è scritto, come legato, e quante borchie, quanti fermagli ci avesse sulla negra coperta; ma ohimè, vedete leggenda sciagurata! nè egli l'ha visto, nè altri al mondo.
— Messere.... — esclamò Benedicite, con accento di rispettoso rimprovero.
— Sì, sì, — ripigliò il conte sorridendo — la nota cronaca racconta che il libro nero fosse chiuso in un armadio di legno, rivestito di ferro, che sta ancor di [pg!46] presente nella torre. Ma si è rovistato ogni cassettone, ogni ripostiglio, e il libro non è comparso. S'è picchiato su per le pareti, cercando se si sentisse alcun vuoto, ma le furono novelle. Chi vi dirò io di vantaggio? Da Aleramo biancamano in poi, nessuno mai seppe di questo negozio, chè certo ha da essere stato inventato più tardi dal convento vicino. Infatti il mio trisavolo non ne tramandò memoria veruna, e non ne seppero nulla, almeno per diretta via, nè Corrado senza paura, nè Ingone il rosso, nè Roberto il taciturno, che fu mio padre. Ora, voi sapete tutto, cioè quanto rileva, della leggenda di mastro Benedicite, la quale vuol essere compiuta col dirvi che nella stanza della torre, e sempre a cagione di questa favola, non ci dorme più alcuno, sebbene ella sia una delle migliori di Roccamàla.
— Orbene, con vostra licenza, messer lo conte, andrò io a dormire colà; — disse il pellegrino; — per dove ci si va egli?
— Benedicite vi accompagnerà, che ben vi è debitore di tanto, dopo avervi fatto aspettare così lungamente alla entrata del castello.
— Oh, io non gli tengo il broncio per cotesto! — soggiunse l'ospite, mettendo con dimestichezza una mano sulla spalla del falconiere. — Ma che avete voi, mastro Benedicite? Si direbbe che un povero pellegrino vi fa paura! Non son bello, lo so, ma non avrei creduto mai che voi, vir sapiens, giudicaste gli uomini dalla loro apparenza.
— Diminguardi, messere! Quod Deus avertat.... — rispose lo strozziere, provandosi a ridere.