Il giovine non trovò parole da rispondere; strinse la sciarpa sul seno, e rimase ginocchioni, estatico a guardar lei, che, con un leggiadro gesto di commiato, si era mossa per andarsene. I suoi occhi la seguirono fino all'uscio interno per dove era venuta dapprima; colà, innanzi di sparire, ella mandò al cavaliero un altro saluto amorevole.
Quando tornò nel suo appartamento, Morello fu meravigliato di scorgere il lume acceso nella camera di Rambaldo.
— Che fai tu? — chiese egli, affacciandosi sul limitare.
— Non vedi, Morello? Forbisco e metto in assetto i pezzi delle nostre armature.
— Fatica rubata agli scudieri! — disse Morello.
— No, — rispose Rambaldo, — io penso che in questi negozi assai meglio vedano gli occhi del cavaliero. Egli ha da indossare le armi, egli ha da esser sicuro del fatto suo, segnatamente allorquando, com'io ora, egli non ha certe guarentigie...
— Che vuoi tu dire?
— Che io non ho, — soggiunse Rambaldo ghignando, — favori di dame da sospendermi al collo, nè cuori innamorati a palpitare per me. —
Morello non rispose nulla ai motti di Rambaldo; voltò le spalle, e andò nella sua camera a coricarsi sul letto.
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