— Che ponte mi vai tu pontando ora? — gridò stizzito il falconiere.

— Sì, il ponte, il ponte! — disse di rimando quell'altro. — Messer lo Conte e tutta la sua gente sono per andare a mensa, e credo non aspettino più altri da fuori.

— Questo sapevo; e poi?

— E poi, mastro Benedicite, io non c'entro. Se a voi piace che il ponte rimanga calato, accomodatevi pure. Voi avete da messer lo Conte ogni autorità, per far questo ed altro....

— Sì certo, e me ne vanto; — rispose lo strozziere, che parlava allora da comandante della guardia — e penso di non essere venuto meno alla fiducia di messere Ugo. Il ponte è alzato.

[pg!11] — È calato, — s'impuntava a dir l'altro — qui siete in errore; è calato.

— Amico, — esclamò mastro Benedicite, dopo aver bene squadrato in viso il famiglio, alla luce di una lanterna che aveva accesa durante quel po' di conversazione, — bibisti quam maxime, a quel che pare.

— Che cosa dite? io non intendo il vostro latino.

— Dico che tu t'impacci de' fatti tuoi, e non mi venga a far l'omo; dico infine che tu se' pazzo, o ubbriaco. —

Quell'altro si strinse nelle spalle, facendo con le labbra l'atto di chi alla perfine non ci ha nè sal nè pepe da metter su. E mentre il vecchio, presa la lanterna, esciva dalla falconeria per avviarsi alla porta della rocca, si fece in tal guisa a proseguire il discorso: