Di insegnare il mestiero all'Anselmuccio non gli era infatti più nulla. Quel biondo nipotino, che i lettori conoscono per la sua lezione sulle varie generazioni di falchi, poteva essere allora sui diciassett'anni, e nato, come era, da una sorella di Benedicite, il quale non aveva figliuoli, diventava per conseguenza il contino, l'erede della corona, salvo (s'intende) il caso d'una rivoluzione, od altro accidente che avesse a turbare il prestabilito ordine dinastico.
Lassù si andava bisbigliando che l'Anselmo fosse un figlio extra torum di Roberto il taciturno e fratellino carnale di conte Ugo. Benedicite, che in ogni altra occasione si sarebbe recato di questa diceria come di ingiuria gravissima alla memoria della sorella, or la lasciava correre, come quella che gli pareva una consacrazione del diritto di successione. Onore umano, come cangi spesso di nome e di luogo!
Ma, il lettore dirà, e non c'era il testamento per raffidarlo? Ahimè, nessuno lo aveva veduto, quel testamento, e non se ne parlava che d'udita, perchè lo avea detto egli...
Così il conte Anacleto passava il suo tempo abbastanza felice. Egli era una specie di Macbeth, senza i delitti, ma con tutte le sperticate ambizioni e con la [pg!142] più sperticata ingratitudine verso la memoria del suo estinto signore.
Al nuovo feudatario non mancava che una cosa, la castellana. Talfiata, nelle sue bacchiche conversazioni con frate Gualdo, e quando il vino gli dava nell'elegiaco, il conte Anacleto Benedicite si lasciava ire alla tristezza di questo pensiero.
— Vae soli, frate Gualdo, vae soli! lo ha detto re Salomone; ed egli doveva intendersene, che, pel timore di rimaner solo, s'era tolto settecento mogli, e trecento... ausiliarie. Or dove ne troverò io una?
— Che dite voi, messere? — rispondeva frate Gualdo, il quale aveva un altissimo concetto del vino di conte Anacleto. — Qual donna non si recherebbe a ventura di avervi in marito, felicem adire thalamum?
— Voi non direste male, pater reverendissime, se io fossi giovane, si mihi rideret ætas. Ma oramai la è passata, l'età degli amori onnipossenti, e qual Sabina di queste castella si lascierebbe rapire da un vecchio par mio?
— Mi viene in mente una bella pensata; — disse fra Gualdo. — O non potreste sposare la figlia dell'armaiuolo? Quella è una bellissima femmina, mulier formosissima, non troppo giovine....
— Ah, ah! — gridò mastro Benedicite, cioè scusate, il conte Anacleto. — Bibisti quam maxime, pater reverendissime! Voi mi proponete di far casaccia....