— Mi hai tu uccisa la felicità?
— Sì; — disse ancora Filippo, con un profondo sospiro.
— Credi che uno di noi due sia di troppo sulla terra? — Filippo stese le palme in atto supplichevole, come a scusarsi del non poter rispondere con un monosillabo; poi con accento risoluto soggiunse:
— Mi ucciderò io; sei contento?
— No; — disse Raimondo, sdegnoso. — Una morte volontaria! La tua parte sarebbe ancora troppo bella, davanti [pg!242] a qualche animo preoccupato, disposto a giudicare coi lumi, o coi fumi, della passione. E a me, poi, resterebbe la parte d'un tiranno da melodramma. Non mi conviene.
— Ma allora?.... — tornò a chieder Filippo.
— Allora, ecco ciò che io voglio, a pareggiare le nostre condizioni; ecco ciò che ho il diritto di pretendere. Prima di tutto, giurami di stare al patto.
— A qual patto, mio Dio! — gemette Filippo.
— A quelle che vorrò io; — rispose Raimondo inflessibile. — Non sei tu a mia disposizione?
— Sì, te l'ho detto.