La coscienza gli diceva che nel discreto orecchio di Anselmo Cantelli egli poteva deporre il suo segreto e l'altrui. Senza dubbio, tra due mali era da sceglier sempre [pg!269] il minore; e il minore consisteva per l'appunto nel non commettere una viltà così grande, come sarebbe stato il tacere. Un cacciatore di doti, certificato ed autenticato un portento di delicatezza, poteva tacere e lasciar correre: un uomo onesto davvero, non tale per attestati antichi o recenti, doveva parlare, fosse pure nella angosciosa certezza di rinunziare con ciò al bene supremo, alla mano ed al cuore di Margherita. Il danno era immenso; ma non sarebbe lungamente durato. Solo in ciò confidava.

— Là! là! — disse il signor Anselmo, commosso, un po' stendendo la mano per battergli amorevolmente sul braccio, un po' tirandola a sè per rasciugarsi una lagrima. — Non si lasci trasportare dalla vivacità dei suoi sentimenti. Ragioniamo, se è possibile. Intendo ch'Ella abbia voluto aprirsi intieramente con me: intendo, ed ammiro. Ma le cose non mi paiono così gravi, com'Ella le fa. La sua storia, se non si trattasse di quell'ottimo Zuliani, che c'è di mezzo, e al cui caso bisognerà provvedere, non mi farebbe, creda, nella mia veste di padre, nè caldo nè freddo. Quando ella si lasciava involgere, sconvolgere, travolgere.... ricordo la sua frase, vede?... Ella, dico, non conosceva ancora mia figlia. Del passato non ci può esser colpa per noi. L'uomo è nato cacciatore; si può dirlo qui.... nel suo paretaio; — soggiunse maliziosamente il signor Anselmo, che non rinunziava alla burletta, quando la sentiva germogliare sul labbro; — e bisognerebbe interrompere il corso della specie umana, ivi inclusa la discendenza di Nembrot, se si dovessero ricusare per generi gli uomini che sono stati a caccia. —

[pg!270] Qui il signor Anselmo fece una brevissima pausa, come l'oratore che dall'esordio sta per passare al vivo dell'argomentazione, poi ripigliò:

— Non induca da ciò che io sia stato un gran cacciatore nel cospetto del Signore; no, ma buon Dio! quando Eleonora Langosco non era comparsa ancora sul mio modesto orizzonte, creda che ho fatte le mie sciocchezze pur io, come ogni fedel cristiano. E del resto, voglia ricordarsi di quel comico latino; Terenzio, mi pare: “son uomo„ ha fatto dir egli ad uno dei suoi personaggi; “son uomo e mi accollo la parte mia di tutte le umane debolezze„. Dunque, niente paura, signorino; pensi in quella vece che la mia stima per lei è cresciuta a mille doppi. —

Filippo Aldini levò la fronte, e lo guardò trasognato.

— Già — riprese il signor Anselmo; — proprio così. Sa Lei, conte Aldini, che un discorso come il suo non lo fanno due uomini? Almeno, — volle concedere il buon vecchio, — almeno, a cercarli tra le mie conoscenze. Ella rinunzia, per delicatissimo sentimento d'onore, ad una donna che ama profondamente; ad una donna che vale assai.... Lascio stare i quattrini; — soggiunse il banchiere, a mo' di parentesi; — sono la nostra miseria! Parlo delle qualità morali, che conosco ben io, anche superiori alle fisiche, visibili a tutti. Ci rinunzia, e son certo che ciò potrà costarle la vita. Ora io.... gliel ho a dire? Venga qua, poichè tanto è già mezzo ginocchioni davanti al suo confessore.... Si accosti bene! —

Così dicendo, venne ad aver tra le palme la testa di Filippo Aldini. Lo baciò allora sulla fronte, poi si curvò per dirgli all'orecchio, ma forte, ben forte:

[pg!271] — Ora, io.... non rinunzio a Lei. Ha capito? —

Filippo mise un grido; afferrò le mani del signor Anselmo, e le baciò, inondandole di lagrime.

— Si calmi, si calmi! — esortava il buon vecchio. — Che c'è egli di strano, in ciò che le ho detto, o che ella non meriti, per la sua bella sincerità? Le ho parlato per conto mio, s'intende; — aggiunse egli poscia; — e perchè ella sappia bene fin d'ora con che animo parlerò a Margherita.