— A Margherita! — esclamò Filippo, sussultando.
— Eh, niente si può fare, concederà, senza che venga da lei una parola di gradimento. Ella stima mia figlia, signor conte; la crederà degna di ricevere in deposito, e capace di custodire gelosamente un segreto. —
Filippo assentiva col capo, ma contorcendosi anche un pochino, e stringendo le labbra, al pensiero che del segreto non tutto suo, dovuto confidare al signor Anselmo per troppo gravi ragioni, andasse a parte anche un'altra persona. Quell'altra era bensì Margherita, la divina creatura; ma proprio era fatto per lei, quel segreto?
— Pensi un po'; — riprese il signor Anselmo, che si era facilmente avveduto di quel contrasto di pensieri. — Se io non ci fossi, Ella, quest'oggi, trovandosi al bivio crudele di cui mi ha fatta una così viva pittura, si sarebbe pur confidato d'ogni cosa con Margherita; ne conviene? Dunque, procediamo. Margherita ha senno maturo in giovane età; Margherita è una donna forte, sa? Non la giudichi da un po' di stordimento che ha in questi giorni sofferto. Era naturale. La poverina stimava lei come il più leale degli uomini, e lì, senza preamboli, ne [pg!272] ha sentito dir corna. Capirà.... Ciò doveva colpirla nel mezzo del cuore; e ciò va ad onor suo, come a testimonianza della stima che aveva concepita per Lei. Ma infine, sa padroneggiarsi, distinguere, e giudicare con calma. Le aggiungerò che io mi fido molto del suo retto giudizio; e in certe faccende, poi, nelle matrimoniali, ad esempio, non la contrario mai. Non sono già io, che ho da prender marito; è lei, e perciò giudica lei, decide lei in prima ed ultima istanza. Per un nugolo di pretendenti, finora, ha detto di no: per Lei, così poco pretendente, lo vedo bene! ha detto di sì. Vuole che si disdica? Io non lo credo. Comunque sia, quella savia figliuola merita tutta la mia confidenza, ed io mi rimetto intieramente alle sue decisioni. Pel suo segreto, signor conte, non dubiti; Margherita saprà farne buon uso. Ella vada tranquillo, e non mi dica altro, se mi ama. — Filippo chinò la fronte, persuaso.
— Sarei uno sciocco, — diss'egli, — se non riconoscessi quanta bontà c'è in Lei, sopra ogni merito mio: sarei un essere indegno di vivere, se dubitassi della signorina Margherita, della sua delicatezza di sentire e della sua nobiltà di pensare. Ah, quante cose aggiungerei, — gridò Filippo, animandosi, — se non mi ritrovassi in questa dolorosa condizione!
— Bravo! io le immagino tutte; — ripigliò il signor Anselmo, levandosi da sedere; — speriamo di averne presto un bel saggio. Fa così piacere ai babbi sentirsi lodare il sangue loro! Ma veda come ci siamo sbrigati; — soggiunse, guardando il suo Patek. — Sono appena le due e mezzo. Ritornerò all'albergo; Ella mi metta [pg!273] sulla buona strada per San Marco, perchè non mi fido troppo dell'indirizzo proverbiale: La vaga drio a la zente. E restiamo intesi fin d'ora ch'Ella verrà come ha promesso, alle nove, e magari alle otto.
— Ma.... — disse Filippo, perplesso; — se la signorina Margherita mi avesse condannato? —
Il signor Anselmo lo guardò con una tale espressione di tenerezza, che il povero Filippo non avrebbe potuto augurarsene di più nel cuore della sua bella figliuola.
— In questo caso l'avvertirei con due righe di biglietto; — rispose. — Dove pranza lei? Al Quadri, mi han detto.
— Sì, è il mio luogo solito. Ma ne avrò voglia, quest'oggi?