— Non perda l'appetito, mio caro Aldini; è una tra le prime raccomandazioni della scuola di Salerno. Un boccone inghiottito è poi, davanti alle nostre malinconie, come la provvista d'aria di cui si rinnovano i nostri polmoni; lavoro inavvertito, quasi meccanico. Si continua a respirare, anche nei momenti più tristi, quando si dispera di tutto, e s'invoca la morte. Ma non filosofiamo; se no, perdo il treno.... voglio dir l'ora buona per ragionare con quella cara figliuola. Stia di buon animo, su! Resta inteso ad ogni modo che Ella viene senza aver aria di saper nulla, di aspettar nulla, trattandosi d'una visita di presentazione alla mia modesta persona. Le cose van fatte da cavalieri molto sbadati, molto ignoranti, anche e più coll'amico Zuliani, il quale fra un'ora e mezzo mi darà l'annunzio della visita sullodata, che noi dal canto nostro non potremo dirne di aver già ricevuta. [pg!274] Quanto a Margherita, che crede? ch'essa non voglia più riconoscere il conte Aldini, neanche per prossimo? Comunque sia, mio caro, per levarla di pena, le invierò il mio bigliettino, e sperando di poterci scrivere una frase, del genere di questa: “il ponte del Paradiso è in ottimo stato di conservazione; ci si può passare senza pericolo„.
— Dio voglia! — esclamò Filippo Aldini.
— Ella ha intanto la mia assoluzione; — aggiunse il signor Anselmo.
Erano arrivati frattanto in capo alla Merceria. Di lì il signor Cantelli poteva andare da solo a San Marco; e Filippo Aldini lo lasciò, per non correre il pericolo di farsi vedere a quell'ora con lui.
[pg!275]
XVII.
La donna forte.
Certo oramai della strada, poichè la Merceria metteva appunto a quella nobilissima parte di Venezia che tutti i viaggiatori conoscono anche prima d'esserci stati, il signor Cantelli si avviò speditamente all'albergo; pensieroso, e non senza ragione, così per il triste caso dell'amico Zuliani, come per il discorso malagevole che avrebbe dovuto fare alla sua cara figliuola. Ma nell'animo di quel babbo soverchiava un sentimento di viva simpatia per quel conte Aldini, il quale, ora più che mai, colla sua nobile sincerità, meritava di diventare suo genero. Tutta la difficoltà consisteva nel modo come la confessione generale del giovinotto sarebbe stata intesa da Margherita: quanto a lui, lo confortava abbastanza la sua vecchia massima: “l'uomo è nato cacciatore„; alla quale poteva anche aggiungere che nel caso concreto il cacciatore era stato trascinato, più che dalla imprudenza sua, dalla follìa della selvaggina. Una vera fatalità! e tanto più fastidiosa, in quanto che l'errore lontano portava conseguenze vicine.
[pg!276] Ed ora, come dire tutte queste cose a Margherita? Erano discorsi da farsi a ragazze? Ma sì, pur troppo, viene il momento che anco alle ragazze bisogna parlare l'aspro e volgare linguaggio del brutto mondo in cui vivono, povere anime ignare! Del confidarsi alla moglie, perchè facesse lei il discorso, gli era pur venuta l'idea; ma subito l'aveva messa in disparte. Anzitutto il segreto rischiava di non esser più tale, passando per troppe orecchie; ed egli non ne aveva preso licenza dal suo penitente. Poi, l'effetto buono o cattivo di quella confessione generale sull'animo di Margherita poteva dipendere, più che dalla esposizione di alcuni fatti dolorosi, da quella di molti particolari che li accompagnassero, ora aggravandoli, ora attenuandoli, spiegandoli sempre. Come se la sarebbe cavata, da questo passo, la signora Eleonora? E non sarebbe poi stato il caso di ricorrere a lui, per aggiunte e commenti? Tutto ciò si evitava, parlando egli diritto diritto a sua figlia.
Mentre veniva innanzi, pensando queste cose con tanto giudizio, il signor Anselmo s'imbattè in sua moglie, che in compagnia di Federigo andava girando botteghe.