— Ma sì, — incalzò la fanciulla. — Deve riscattarlo. La casa degli antichi è sacra; se per qualche cagione si è perduta, bisogna riaverla! E per riaverla non c'è che una cosa, volere.

— Crede Ella che basti?

— Per cominciare, sì; — rispose Margherita; — e “chi ben comincia è alla metà dell'opra„. Le cito un verso, che non so di chi sia; ma è tanto vero! Lo ripete spesso il mio babbo.

— Vedrò di volere; — conchiuse Filippo. — Ella mi fa riprendere amore al mio nido. —

E pensava frattanto con grata meraviglia alle rare doti di quella ragazza, alla sua serietà di carattere, alle sue cognizioni, alla grazia, alla nobiltà del suo spirito, veramente notevoli. Se alla prima visita egli aveva incantata coi suoi ragionamenti la signorina Margherita, alla terza ella incantava lui. Ma più incantato di tutt'e due sarebbe rimasto Raimondo Zuliani, se fosse stato là, dietro un uscio, a sentirli. — Si va a gonfie vele — avrebbe egli detto tra sè, non senza stropicciarsi le mani.

Ma non c'era; e quel giorno, sul tardi, quando Filippo [pg!46] Aldini si recò al palazzo Orseolo per fare la sua visita settimanale ai coniugi Zuliani dopo l'ora del pranzo, Raimondo non ebbe a saper nulla di quel colloquio, che a lui sarebbe riuscito così importante e piacevole. Egli dovette contentarsi di chiedere all'amico dove avesse quella mattina accompagnate le signore Cantelli.

— In nessun luogo; — rispose Filippo. — La signora Eleonora era infreddata, ed io mi sono ritirato in buon ordine. —

Era poco, era niente; ma Raimondo non aveva ragioni per desiderare di più.

— Ebbene, — entrò a chiedere la signora Zuliani, — che impressione le ha fatto la signorina Cantelli?

— Impressione! — ripetè Filippo, sconcertato.