— Peccato! — esclamò la signora. — Appunto per questa sera gli si sarebbe potuta dare la chiave del palco, per poterli condurre alla Fenice.
— Un palco di seconda fila, per uomini, eh, via! — osservò Raimondo. — Non l'hai voluto mai cedere per le signore Cantelli!...
— Oh, quelle son ricche, e possono provvedersi.
— Pazzerella! Quando hai qualcheduno in uggia!...
— Ma che! ora tu esageri, secondo l'uso; — notò la signora. — Di' piuttosto che non sento il bisogno di buttarmi nelle loro braccia. La signora Eleonora, con quella sua mutria, per esempio, non è proprio fatta per attirarmici. —
Raimondo sorrise a sua moglie, e un pochettino anche a sè.
— Dicevo bene, — pensò egli, — che non era per la figliuola. Ma quella povera signora Eleonora, com'è mal [pg!55] giudicata da mia moglie! Con tutto il suo sussiego apparente, è la miglior pasta di donna che si possa immaginare. E se Livia sapesse ancora.... Ma acqua in bocca per ora, ed ogni cosa al suo tempo. —
Quella sera la signora Livia si ritirò presto nelle sue stanze. Il ricamo turco, che aveva tentato di ripigliare, le dava noia; ed anche le occorreva pensare ai suoi poveri occhi, che volevano il giorno dopo essere in ordine, freschi come rose. Raimondo stette ancora un pezzo alzato, e passò il resto della lunga serata casalinga, in parte ripassando conti, in parte scrivendo minute di lettere d'affari, da trasmettere la mattina seguente al signor Brizzi. E tenne i suoi bravi segreti in corpo, diventando un miracolo di prudenza diplomatica ai suoi occhi medesimi. Così, grandemente soddisfatto di sè, dormì quella notte veramente di gusto, sognando di aver tutti dalla sua, la signora Eleonora e il banchiere Anselmo, e di unire in matrimonio quell'angelo della signorina Margherita col suo caro Filippo, col suo dolce pupillo, col suo fratello minore.
Lo incontrò il giorno dopo, tra il tocco e le due, presso la Torre dell'orologio, mentre egli, ritornato da far colazione, rientrava al suo banco. Filippo Aldini era solo.
— Oh, bravo! — gli disse. — Ho il piacere di combinarti. E i tuoi amici di Verona?