— Ah, sì, vero! — gridò la signorina Margherita. — Il cavalier Pannini, che ha riempita la pinacoteca della Pilotta con tanti episodj del viaggio di Carlo III, di quel simpatico re vagabondo, passato dal trono di Parma [pg!82] a quello di Napoli, e dal trono di Napoli a quello di Madrid. Ella ha ben ragione; anche il cavalier Pannini è stato un grande artista, ed io l'ho veduto con piacere, come una vecchia e cara conoscenza, anche a Parigi, nella galleria del Louvre. Ma torniamo a Parma; — soggiunse la fanciulla, con un risolino malizioso. — Ci ha più pensato, Lei?

— A Parma?

— Sì, a Parma, e al vecchio palazzo degli Aldini. —

Filippo trasse un sospiro, e lì per lì non rispose. Troppe cose avrebbe avuto da dire.

— Ma già, capisco; — ripigliò la fanciulla. — Si può pensare a Parma, vivendo da tanto tempo così volentieri a Venezia? —

[pg!83]

VI.

Digne et in aeternum.

Il colpo lo coglieva in pieno petto; colpo involontario, colpo innocente, ma fiero. Filippo Aldini balenò un istante, e rimase un tratto senza parola, tanto era sconcertato.

— Non mi lagnerò, — diss'egli, dopo quella pausa forzata, — non mi lagnerò di questo lungo soggiorno, poichè il prolungarlo fin qui mi ha fruttato la loro conoscenza. —