La frase galante meritava il suo premio in un sorriso di amabile compiacenza da parte della signora Eleonora. Ma questa non era là per sentirla: da un quarto d'ora almeno, stanca di passeggiare per le sale del museo e di star ferma in piedi davanti a quei quadri, dove la sua Margherita e il conte Aldini trovavano tante bellezze, la buona signora aveva preso posto sopra un seggiolone antico, presso il finestrone d'una camera attigua, lasciando ai due giovani il piacere di muoversi, di fermarsi, di ammirare a lor posta. Nè per lei diede il premio dell'amabil suo sorriso la signorina Margherita, che in quella vece si era fatta un po' rossa.

[pg!84] Ma un complimento non era una ragione; e Filippo continuò:

— Del resto, sono i casi della vita che ci comandano un poco, e sempre assai più delle nostre preferenze. Ella poi non mi creda dimentico di Parma, nè di un consiglio così gentile come il suo. Se sapesse! Ho sognato ancora stanotte di esserci ritornato.

— Davvero?

— È là, non nel palazzo degli Aldini, di cui non conosco l'interno, poichè esso non apparteneva già più alla mia gente quando io son nato: ero invece fuori di città, verso i colli, dalle parti di Lesignano, con la veduta di Montechiarugolo.

— Ah, bene, Montechiarugolo! — ripigliò Margherita. — È un paese tanto simpatico! Ci dev'essere anche la storia d'una fata, che non ho potuto raccogliere. La sa, Lei?

— No, e me ne duole; — rispose Filippo. — Ma ci sarà una buona fata, quando ella ci andrà. Per intanto, — soggiunse egli, passando veloce su quell'altro complimento, che faceva arrossire un'altra volta la signorina Margherita, — io sono andato a Lesignano, come ho avuto l'onore di dirle; e non mi sono fermato nella mia bicocca di laggiù; sono corso in quella vece difilato verso i monti, padrone del mio tempo, senza una mèta prefissa, felice di correre, e senza maravigliarmi neppure della nuova facoltà che avevo acquistata, la facoltà di volare.

— Tutto solo?

— No, non solo.

[pg!85] — Ah, dicevo bene! Sarebbe stato un piacere da egoista.