— Se apriremo la finestra, sicuro; — riprese la signora Zuliani. — C'è troppo caldo, qua dentro. Ah, i caloriferi! — soggiunse, andando appunto a girare la spagnoletta delle imposte, e facendo entrare nella camera un'ondata d'aria fredda. — Ah, i caloriferi! invenzione diabolica!
— Sì, difatti, era troppo caldo; — disse Margherita. — E quest'aria fredda mi ha fatto bene. Non ho più nulla; sorridi, mamma, non ho più nulla, davvero. —
La signora Eleonora non era molto persuasa; ma finse di crederlo, anche per dar modo alla signora Zuliani di congedarsi più presto. La signora Zuliani non era meno [pg!119] desiderosa di andarsene che quell'altra di vederla andare; perciò, fatti ancora due vezzi alla cara Margherita, prese lestamente commiato.
Ma la bionda signora non era forse guarita de' suoi nervi, o de' suoi vapori, come da principio pareva. Il tragitto dalla Riva degli Schiavoni al palazzo Orseolo le parve maledettamente lungo. Appena giunta a casa si mise a letto; e a letto la trovò Raimondo, quando capitò a casa per l'ora di pranzo. Effetti del caldo, diceva lei; troppo caldo in quell'albergo, dove era andata a visitare le signore Cantelli. Ma Venezia non aveva bisogno di tanto caldo, per bacco; non ne aveva bisogno con quel suo clima sempre uguale, temperato dai venti tiepidi della Laguna, specie negli appartamenti esposti a mezzogiorno.
[pg!120]
VIII.
Tra due ammalate.
Raimondo a tutta prima si sgomentò, e senza por tempo in mezzo mandò per il medico, sebbene prevedesse di sentirsi dire che erano cose da nulla, sperando, anzi desiderando, che fosse tale il responso. È sempre bene averlo favorevole, da uomini di dottrina e d'esperienza, se anche ve lo incartoccino di astruserie, o ve lo confettino di vocaboli greci.
Il dottore Teodoro Dal Vago non era poi così ottimista come pareva, sentendolo discorrere al letto dei suoi ammalati. Era un medico esperto e consumato, che conosceva l'arte di non turbare lo spirito degl'infermi, nè delle loro famiglie; quelli sempre disposti ad aver nelle ossa tutti i malanni di cui si faccia il menomo cenno, queste sempre facili a spericolarsi per eccesso di tenerezza, e magari a lasciarsi sfuggire dagli occhi un segreto che l'ignoranza e la paura più facilmente ingrandiscono.
Venne, osservò, tastò il polso, che in verità era poco [pg!121] regolare, sebbene non forte, nè teso, ma che egli ebbe la buona grazia di trovare eccellente; poi venne all'interrogatorio, che fu lungo, minuto, amorevole. L'ammalata accusava dolori qua e là, al capo, al petto, alle spalle. Forse reumatici? Ma sì, reumatici per l'appunto: non aveva ella finito di raccontargli come le fosse accaduto di restare un'ora buona a conversazione in un salotto troppo riscaldato, e di uscir poi all'aria pungente della Riva degli Schiavoni? Si trattava dunque di una infreddatura; e bisognava star riguardati, riposare, riposare e ber caldo. Del resto, passando dal caso particolare, che in sè non aveva nessuna gravità, alle condizioni generali del vivere signorile, specie nella stagione fredda, o troppo variabile, il buon dottore aggiungeva le sue riflessioni tra il serio e il faceto.