— Ma è l'unica cosa che se ne possa inferire con certezza, non ti pare? — conchiuse Raimondo, felice di vedere rasserenata la sua parte di cielo. — Dunque tornando a noi, tutti i tuoi inviti son fatti?
— Sì.
— E non vorrai sanare il mio vizio di forma colle signore Cantelli?
— No, ti ho detto, guasterei. Oggi, poi, non me la sento di uscire. Quante cose ho da disporre, quante da [pg!6] ricordare, come padrona di casa! Sai che c'è da chiamare tutti i pensieri a capitolo, come altrettanti monaci in una abbazia? E in queste cose tu non potresti aiutarmi. Siete così disadatti voi altri uomini, a preparare un ricevimento!
— Vero; — disse Raimondo; — e aggiungi pure molte donne. Io anzi non ne conosco più d'una, per far tutto a quel dio. E te ne sono così grato! La mia casa è una reggia, e tu ne sei la regina.
— Ah! sì, bravo, due cerimonie! — esclamò la signora.
— Sempre, lo sai, come il primo giorno; — riprese Raimondo. — La mia felicità è così piena! Signore, dico a Dio più spesso che tu non ti possa immaginare, fate che non cessi, che non si diminuisca d'un punto. E tu, dolce Livia, ricordi un giorno, se mai c'è stato, nel quale io ti apparissi diverso dal primo in cui ci siamo conosciuti? —
Il pensiero di Raimondo era tenero nella sua sincerità; l'accento era impresso di passione profonda. La signora Livia si alzò lasciando cadere sul tavolincino il ricamo col quale da un pezzo si era venuta baloccando, e avvicinatasi a Raimondo, con un bel gesto di graziosa degnazione, si chinò a baciarlo sulla fronte.
— Fanciullone! — gli disse poi, rialzandosi tosto sulla vita. — Va al tuo banco, ch'è ora, e lasciami alle mie occupazioni.... regali. —
Raimondo aveva afferrate le mani di lei, e le baciava divotamente, l'una dopo l'altra, cercando di trattenerla, ad ogni tanto guardandola negli occhi con aria supplichevole, [pg!7] che pareva domandare un supplemento di grazie sovrane. Ma la regina aveva la sua dignità da conservare. Bene si lasciò tenere a bada parecchi minuti secondi; bene si accostò un tratto colla persona per esaudire la muta preghiera; ma subito si ritrasse, facendogli boccuccia, e si svincolò da lui per andare nella sala da pranzo, dove erano stati dianzi per far colazione, e dove i servi finivano appunto di sparecchiare. Quella era l'ora che madonna soleva scegliere per ragionare col Giovanni, il più antico servitore, come il più decorativo, dei signori Zuliani, decorato egli stesso del titolo di maestro di casa; e quel giorno, vigilia della gran cena di San Silvestro, doveva essere un colloquio importante al sommo, una specie di consiglio domestico, uno di quei consigli solenni, in cui si dimostra la sapienza delle padrone di casa, e i signori uomini di solito non capiscono un'acca.