— L'ho sentito, e mi è parso tollerabile; — rispose Raimondo. — Del resto, facciamo a parlarci chiaro, bella mia; non è stato il gran caldo, quello che ha colpito la signorina Margherita, ma piuttosto certi discorsi fatti a sua madre, e che sua madre avrà dovuto riferirle.

[pg!142] — Discorsi! di chi?

— Tuoi, cara, a proposito del conte Aldini. —

La signora Livia levò gli occhi al soffitto, come se volesse invocare quel di lassù a testimonio della sua innocenza.

— Ma non può essere; — esclamò; — non può essere. Sua madre non può averle riferito nulla da alterarla, se Margherita si sentì male nella camera attigua, mentre io stavo ancora in salotto a discorrere colla signora Eleonora.

— Allora diciamo che ti abbia sentita, ascoltando dietro l'uscio. E il tuo discorso era tale, certamente, da farle un senso spiacevole. Ne convieni? — disse Raimondo, studiandosi di dare alle sue parole la intonazione più delicata.

La signora Livia ebbe l'aria di cascar dalle nuvole.

— No, meno che mai; — rispose. — In che cosa, di grazia, qualche mia parola a proposito del tuo amico, sua conoscenza casuale, e neanche di antica data, poteva dispiacere tanto alla signorina Cantelli?

— Ma tu non sai.... Tu non hai dunque capito, mia cara, che c'era di mezzo un disegno.... un disegno mio, di nozze fra lei e Filippo Aldini?

— Ah, sì? questo? — esclamò la signora, con accento di gran meraviglia. — E perchè non dirmelo prima? Avrei saputo come governarmi. Tu non hai dunque confidenza in me? Sei brutto, molto brutto. —