— Si adatterà, il tuo amico? Sai bene quello che pensa, in materia di denaro.

— Sì, so bene quello che ne pensava un giorno; — rispose Raimondo, sorridendo.

— Ha dunque cangiato opinione?

— No, ma vedi, mia cara; in tutti i ragionamenti [pg!147] umani c'è sempre un piccolo elemento perturbatore, che te li cambia lì per lì nel cervello, quando meno ci pensi. Qui non si tratta più, come un giorno, di accettare o no una proposta di alleanza con una persona sconosciuta, o indifferente; qui s'è intromesso l'elemento perturbatore, quell'elemento che i poeti chiamavano una volta “il bendato arciero„.

— Ma non vorrà essere ugualmente bendato il banchiere; — osservò con molto giudizio la signora Livia. — I banchieri hanno l'uso di tener gli occhi bene aperti; e non ci vogliono bende, se mai, preferendo un buon paio di occhiali. Vorrà almeno che ci sia tanto da garantirgli la dote. Ora tu propendi a credere che la dote sia di cinquecentomila lire....

— C'è rimedio anche a questo; — rispose Raimondo, con aria di trionfo. — E le dugentomila che soverchiassero il patrimonio di Filippo, s'investirebbero con tutto il resto della dote in altrettanta terra, magari accanto a quella che già possiede Filippo, arrotondando così la tenuta, e facendone un vero latifondo. Ti capacita? Quanto alla parte dell'eredità paterna, è cosa di là da venire, e Margherita potrà costituirsela in sopraddote. Il signor Anselmo, del resto, come ti ho detto, non cerca ricchezze, ma la felicità di sua figlia. Che vuoi tu che si faccia dei denari di un genero? Ce ne siano per la decenza, e basteranno. L'essenziale è che ci sia serietà nel giovane, e che il giovane piaccia a Margherita. Ora il giovane è serio, e le piace.

— Come lo sai? — domandò la signora.

— Te lo dimostra abbastanza il suo svenimento.

[pg!148] — Ma proprio non mi vuoi credere che sia stato il gran caldo?

— Non voglio? non posso. Metti pure che la signora Eleonora mi abbia tutto confessato.